ROMA - Cinquantacinquemila: eccola la nuova platea di esodati che saranno salvati dalle più restrittive regole della riforma delle pensioni. Cinquantacinquemila lavoratori che si andranno ad aggiungere ai 65.000 già salvaguardati dal decreto varato ai primi di giugno. Dietro il pressing delle polemiche e delle proteste, dopo la presentazione di una mozione di sfiducia nei suoi confronti firmata Lega e Idv, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, chiamata dall’assemblea di Palazzo Madama a fare chiarezza, ha finalmente reso noti i calcoli del governo sugli esodati.
Non è un problema immediato, sottolinea la ministra, che ancora una volta definisce la cifra di 390.200 fornita dall’Inps come «parziale e fuorviante» e attacca i vertici dell’istituto: «Hanno impropriamente alimentato la polemica». Poi si difende: «Respingo con forza ogni insinuazione che io abbia fornito risposte non vere o che abbia inteso sottrarre dati alla pubblica conoscenza». La maggior parte della nuova platea, ben quarantamila, in questo momento è in mobilità o in cassa integrazione, per cui è già coperto da un ammortizzatore sociale. Il problema però c’è e bisogna risolverlo, riconosce la Fornero. Che tra l’altro non esclude che anche i 55.000 potrebbero essere calcolati per difetto. Perché ci sono «i collocandi in mobilità», quei lavoratori cioè che per accordi sottoscritti nel dicembre 2011, sono ancora legati all’azienda e la cui quantificazione non è facile. Per questo Fornero annuncia l’istituzione di «una sede permanente di monitoraggio».
Il problema era e resta quello delle coperture finanziarie. E la ministra lo dice chiaramente: «Non per tutti ci sarà la deroga». Priorità la avranno i destinatari di accordi collettivi firmati presso il ministero del Lavoro e dello Sviluppo. Come i lavoratori di Termini Imerese, ad esempio, che rientrano in una specifica categoria citata dal ministro: i «15.300 lavoratori in cig straordinaria fino al marzo 2012 che si ipotizza passeranno al trattamento di mobilità ordinaria della durata di tre-quattro anni». Ma ci sono anche 1.600 bancari, altri 20.000 lavoratori posti in mobilità in base ad accordi firmati tra il 2008 il 2011; 4.700 già in mobilità; 6.000 «cessati» entro il 31 dicembre scorso in seguito ad accordi individuali e altri 1.400 autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi che sarebbero andati in pensione entro il 2014. In generale «la prossimità alla pensione» in base ai requisiti previgenti la riforma farà da discriminante. E anche l’età anagrafica. «La salvaguardia potrebbe riguardare coloro che maturano il diritto entro il 2014 o che hanno superato una certa soglia di età» dice la ministra.
Per gli altri il governo ha in mente delle ipotesi di soluzione: sussidio di disoccupazione; incentivi contributivi e fiscali per la rioccupazione; partecipazione a lavori di pubblica utilità; estensione anche agli uomini della possibilità di andare in pensione prima ma con il contributivo pieno. Un mix di misure da valutare e analizzare con «un confronto serrato» con le parti sociali e il Parlamento.
Ma il «chiarimento» del ministro non convince i sindacati. «Vogliamo soluzioni per tutti, no a nuove tagliole» dice la Cgil. «Il ministro ancora una volta è stata evasiva» accusa la Cisl, che boccia l’idea del ricorso agli ammortizzatori sociali. Ipotesi che il leader della Uil, Luigi Angeletti, bolla addirittura come «aberrante».