Tra attesa e speranza. Il risultato acquisito nei giorni scorsi dai lavoratori della Irisbus è importante, ma non basta. Gli impegni assunti dal segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani e dai leader delle maggiori organizzazioni sindacali, Susanna Camusso della Cgil, Raffaele Bonanni della Cisl, Luigi Angeletti della Uil e Giovanni Centrella della Ugl - per sollecitare il governo a convocare un tavolo politico sulla questione - consentono di guardare al futuro con maggiore fiducia: la vertenza di Valle Ufita ha nuovamente assunto un rilievo nazionale. «Sulla questione dell'Irisbus organizzerò a breve un incontro qui in Provincia con tutti i parlamentari irpini di ogni schieramento politico. - ribadisce il presidente della Provincia, Cosimo Sibilia - Attraverso il decreto sulla crescita del governo dobbiamo premere per ottenere il finanziamento del trasporto pubblico locale». Aver rimesso in moto la questione, però, non garantisce l'esito. La soluzione della vertenza - come pure gli stessi rappresentanti degli operai hanno ribadito - resta lontana. Bersani ha assunto l'impegno di verificare, in primis, se esistano reali manifestazioni di interesse per l'acquisizione dello stabilimento di Valle Ufita ma la sensazione dei lavoratori è che, al momento, la Fiat non abbia in mano alcuna offerta ufficiale. Per questo, se da un lato la scelta è quella di aspettare qualche giorno per verificare se gli impegni assunti portino ad una nuova convocazione ministeriale in tempi brevi, le tute blu già lavorano all'organizzazione di future iniziative per tenere alta l'attenzione su una vertenza che non può più passare in secondo piano dell'agenda politico sindacale. «Considerando la pausa estiva - è il coro unanime dei lavoratori - resta davvero poco tempo per trovare una soluzione. Già nel prossimoottobre, infatti, l'azienda potrebbe aprire una nuova procedura di mobilità e, a quel punto, il rischio è quello di perdere tutto». Per questo, anche se l'obiettivo prioritario - concetto ribadito anche dal segretario della Uil Angeletti nel corso della conferenza del Pd sul lavoro - è quello di trovare una soluzione per rimettere in moto l'azienda, non si può trascurare l'obiettivo minimo del secondo anno di cassa integrazione. «A noi interessa trovare una soluzione prima del prossimo mese di ottobre - spiega Dario Meninno della Fiom Cgil - e continueremo a sollecitare la politica e i sindacati per ottenere impegni concreti e trovare un'alternativa credibile alla Fiat se questa dovesse mantenere la sua posizione. Ci aspettiamo un impegno concreto del governo al nostro fianco, in primis assicurandoci il secondo anno di cassa per cessazione dell'attività, operando una deroga nel caso in cui non si riuscisse a sistemare il 30% dei lavoratori». Il messaggio è chiaro: se, infatti, i lavoratori della Irisbus non dovessero - come sembra - rientrare nel decreto sugli esodati, il vincolo - imposto dalla legge - di sistemare il 30% della forza lavoro sarebbe fortemente a rischio. Al momento, infatti, sono circa settanta i lavoratori che hanno trovato un'alternativa: poco più di trenta hanno preso la via della mobilità verso la pensione, altrettanti quelli che hanno accettato il trasferimento in altri stabilimenti. Non mancano casi diversi come i tre dipendenti che, di recente, si sono licenziati e trasferiti all'Alenia di Foggia. Il consiglio di fabbrica, intanto, si riunirà nuovamente nei prossimi giorni. «È necessario un nuovo confronto - dice Vincenzo De Luca della Uilm - per decidere come portare avanti la vertenza e quali iniziative mettere in cantiere per garantire che la vertenza resti sotto i riflettori. Ci aspettiamo che, entro una settimana, arrivi la convocazione di un nuovo tavolo ministeriale: obiettivo minimo per riprendere il percorso che dovrebbe portare alla reindustrializzazione dello stabilimento». Sono pronti a scendere nuovamente in campo anche i lavoratori del comitato «Resistenza operaia». «L'auspicio - dice Giulio Battista - è che gli impegni assunti da Bersani si concretizzino. Ma, come già annunciato, siamo pronti a bussare a tutte le porte, dal Pdl all'Udc, fino alla Italia dei Valori e a Grillo se necessario. Finora abbiamo sentito belle parole da tutti: adesso è il momento che si tramutino in fatti a sostegno della battaglia che i lavoratori stanno portando avanti da circa un anno»