ROMA - Sessantadue anni di età. Potrebbe essere questo il requisito che deciderà chi, dentro la nuova platea dei 55.000 esodati, potrà accedere alla pensione con le vecchie regole e chi, invece, dovrà accontentarsi di altre soluzioni, come il sussidio di disoccupazione o la partecipazione a lavori di pubblica utilità per non rimanere senza alcun sostegno economico fino al raggiungimento dei nuovi requisiti stabiliti dalla riforma del sistema previdenziale. È solo un’ipotesi, anzi «un esempio» per usare le parole del ministro del Welfare, Elsa Fornero, pronunciate durante l’informativa alla Camera sugli esodati. Un discorso che, ovviamente, è stata la copia conforme di quello di martedì nell’aula del Senato. Salvo, appunto, questo piccolo, ma non ininfluente, particolare dell’indicazione dell’età.
La ministra - di fronte ad un’aula che ha visto la protesta prima con striscioni e poi con l’abbandono dell’emiciclo - ha ribadito che «le soluzioni» per la nuova platea dei 55.000 «dovranno tenere conto delle diverse platee e delle loro rispettive peculiarità, e non necessariamente consistere per tutti in una deroga alla nuova disciplina pensionistica». Salvati quelli che hanno sottoscritto accordi collettivi di mobilità entro il 31 dicembre 2011 «in specie sottoscritti con l’ausilio dello stesso governo, attraverso il Ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo», per gli altri la salvaguardia potrebbe dipendere da due fattori: la maturazione del diritto entro il 2014; aver superato una soglia di età, «per esempio 62 anni». Non è una decisione già presa: Fornero non a caso usa il condizionale e annuncia «un confronto serrato» con le parti sociali.
Ma visti i pregressi, c’è da giurare che gli esempi non sono casuali. Ma cosa comporterebbe una soglia di età fissata a 62 anni? Assumiamo che quel traguardo sia da raggiungere entro il 2014 (la ministra non lo ha specificato), il risultato più evidente è che la maggioranza delle donne esodate saranno fuori. Prima della riforma Fornero, nel settore privato l’età della pensione di vecchiaia per le donne era 60 anni. Tutte coloro che hanno festeggiato il sessantesimo compleanno entro il 2011 quindi sono già salve di diritto. Il che significa che le esodate al massimo, a fine 2011, avevano 59 anni. Se la soglia dei 62 è da raggiungere entro il 2014, le più «anziane» ci rientrano. Ma quante sono le esodate di 58-57 e anche 56 anni? Molte, assicurano al sindacato. Ebbene per tutte costoro la Fornero ipotizza il ricorso agli ammortizzatori sociali al posto dell’assegno pensionistico.
«È un’ipotesi che non ci convince, noi ribadiamo che va trovata una soluzione previdenziale per tutti e siamo in attesa di una convocazione urgente» dice il segretario confederale Cgil, Vera Lamonica, non escludendo nuove manifestazioni di piazza. «Non ci siamo, c'è un piccolo passo avanti, ma non ci siamo» commenta il segretario confederale Uil, Domenico Proietti. La vicenda esodati, ribadisce il leader Cisl Raffaele Bonanni, «è un grave strafalcione che mina la credibilità dell’esecutivo». E intanto già arrivano nuove stime: secondo la Coldiretti il ministro ha dimenticato di inserire nella nuova platea mille esodati in agricoltura.