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Data: 21/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica e malaffari - Lusi, sì del Senato all’arresto l’ex tesoriere in cella a Rebibbia. Via libera a voto palese alla richiesta della procura, 155 favorevoli e 13 contrari

Burrascosa riunione del Pdl poi la decisione: non votiamo

ROMA- Luigi Lusi da ieri sera è agli arresti nel carcere romano di Rebibbia. Quando è arrivato il sì all’arresto del Senato, non è corso neppure uno sguardo tra l’ex tesoriere della Margherita e l’ex leader, Francesco Rutelli, divisi solo da quattro poltrone nell’aula di palazzo Madama. Gelo totale. D’altronde, è la prima volta che l’assemblea di palazzo Madama concede l’autorizzazione per l’arresto di un senatore. 155 i sì, 13 i no, un astenuto. Sei del Pdl, 5 di Coesione nazionale e due del Misto, Antonio Del Pennino e Alberto Tedesco, che fu invece salvato dai colleghi e che ha difeso a spada tratta Lusi. Rutelli, comunque, non ha partecipato al voto. «Perché è intelligente, mentre Bianco ha votato», ha chiosato non senza malizia Lusi. La votazione si è svolta a scrutinio palese, dopo una discussione che ha lacerato il Pdl che, alla fine, ha deciso di non partecipare al voto. Ciò nonostante, in sei hanno votato palesemente contro l’arresto.
La seduta è stata tesissima, a tratti drammatica. Lusi si è difeso come un leone, ribadendo di non volersi dimettere da senatore. E ha chiesto ai colleghi «di non essere individuato come unico colpevole di una stagione politica pluridecennale e di non essere consegnato come capro espiatorio ai forconi della piazza». Rutelli non ha parlato nè durante il dibattito, nè dopo il pronunciamento dell’aula. Solo in serata ha consegnato alle agenzie una secca nota nella quale spiega di «aver difeso il mio onore e quello della Margherita con le unghie e con i denti» e di non aver ritenuto opportuno parlare «come accusatore politico perché rappresento la parte offesa, le numerose vittime in questo procedimento contro Lusi. Spettava al Senato decidere in piena libertà».
Si chiude così, almeno in Senato, una vicenda che lascia strascichi politici non indifferenti. Soprattutto nella ex Margherita. Ma anche nel Pdl, che si è diviso sul voto segreto, al quale era contrario il vice capogruppo, Gaetano Quagliariello. Alla fine alcuni senatori del Pdl sono rimasti in aula per garantire il numero legale, ma il gruppo non ha partecipato al voto, scegliendo di scaricare la responsabilità dell’autorizzazione all’arresto tutta sul Pd. «Non partecipiamo a regolamenti di conti che riguardano altri», ha sottolineato il capogruppo Maurizio Gasparri, spiegando che «con il voto segreto si sarebbe assistito a una strumentalizzazione alla quale non ci siamo prestati». Tradotto: si temeva che nel segreto dell’urna i democratici potessero salvare Lusi addossando la colpa ai pidiellini. Così non è stato. Pd, Idv, Lega, Udc e Fli hanno votato compatti per l’arresto. Sì anche dai radicali che si sono espressi contro «il garantismo occasionale»
Particolarmente veementi gli interventi dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, che si è schierato contro «l’arresto inutile visto che il giudizio può essere celebrato e Lusi ha ammesso le sue responsabilità», e del senatore ex pd, Alberto Tedesco, che ha votato contro l’arresto «perché in questa vicenda non esiste fumus persecutionis, ma un arrosto persecutionis grande come una casa». Intanto, davanti al Senato, i manifestanti della Destra di Storace, alla notizia dell’arresto, esultavano cimentandosi nel lancio della mortadella contro il palazzo.

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