Iscriviti OnLine
 

Pescara, 03/04/2026
Visitatore n. 752.820



Data: 21/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lo sfogo di Lusi: «Dimettermi da parlamentare? Non ci penso proprio» Il senatore: «Ora faremo i conti ai pm non ho ancora detto tutto»

«Io vittima di una partita politica, sto vivendo un incubo»

ROMA - Un cappuccino e cornetto nel solito bar dietro al Senato, prima di infilarsi nel suo studio per preparare l’intervento in Aula, per fare la conta di quanti avrebbero potuto votare in suo favore, per cercare di capire se la forte sensazione di abbandono che era ormai la prassi nei suoi ingressi a Palazzo Madama, fosse una certezza. Poi, arrivano le quattro del pomeriggio e l’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, entra nella fossa dei leoni. «Come volete che stia? - dice - Sono sanamente preoccupato». Non mostra cedimenti, il senatore. La procura di Roma gli contesta l’associazione per delinquere e la sottrazione di svariati milioni di euro dalle casse del suo ex partito e una richiesta di arresto sta per abbattersi contro di lui. Prova a difendersi fino in fondo e, dopo il sì dell’Aula alle manette, prima di recarsi spontaneamente nel carcere di Rebibbia, annuncia che la partita non è ancora finita.
Senatore, lei ai magistrati ha detto tutto?
«Mi sono assunto le mie responsabilità, anche se non ho detto tutto quello che volevo dire. Ci sono ancora approfondimenti da fare. E ora, data l’evidenza, sono a loro disposizione ancora più di prima».
Eppure aveva già fatto nomi, tirato in ballo altri componenti del suo ex partito.
«Ci sono una serie di informazioni di cui la procura dispone e che non ha esaminato. Io continuo ad avere fiducia nella giustizia. Non c’è solo un giudice a Berlino, c’è un giudice anche a Roma. I miei avvocati faranno ricorso per questo arresto, e chissà, magari il Tribunale del riesame, la Cassazione, potrebbero decidere di darmi ragione».
In Aula ha avuto i colleghi schierati contro.
«Io lo so, non mi sarà risparmiato niente. In ogni caso quanto è successo a me è un segno per tutti. È la prima volta che mandiamo un senatore della Repubblica in carcere senza che abbia assassinato qualcuno. Mi sento una persona che sta vivendo un incubo, e come tale vado rispettato».
Tutti d’accordo per mandarla in carcere? Per quale ragione proprio lei, scusi?
«Si è giocata una partita più ampia, una partita politica. Hanno voluto farmi arrestare? Faremo i conti anche con questo. Sono un capro espiatorio usato per appagare la stagione dell’antipolitica. Basti dire che ogni cosa che ho fatto è stata strumentalizzata e usata contro di me, persino le dimissioni dalla giunta per le autorizzazioni a procedere».
Subito dopo il voto si è fatto portare i tabulati, che cercava?
«Volevo vedere chi aveva votato. E ho visto che Enzo Bianco lo aveva fatto. Francesco Rutelli no, ha avuto almeno l’intelligenza di evitare il voto. Ho notato anche che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale».
Qualcuno, ieri, parlava di sue dimissioni da senatore.
«E perché? Aspettiamo di vedere come va a finire. Per rispondere con una battuta: io avrei scommesso otto viaggi alle Bahamas che non mi sarei ritrovato una misura d'arresto. Mai l'avrei immaginato. Avrei detto che era fuori dalla grazia di Dio. Comunque no, non intendo assolutamente dimettermi».
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip dice che non si trovano 50 milioni di euro.
«Invece la procura sa bene dove sono. Ho iniziato il percorso restitutorio già da tempo. Il 7 luglio verrà lasciata la villa ai Castelli e, visto che la Margherita non la vuole, se sarà possibile, la darò in custodia al Comune di Genzano. Così non andrà in malora e verrà utilizzata per un polo culturale».
C’è ancora tempo per parlare di come si difenderà nei prossimi giorni, di quante cose deve ancora dire, di un processo che dovrà essere con il rito normale. «Niente patteggiamenti - aggiunge - Voglio un ampio dibattimento». Luigi Lusi ha la faccia simpatica e l’animo da combattente. E a un giornalista che gli chiede se può fargli ancora un domanda, risponde: «Certo lei può farmela. Mi ha conosciuto che avevo ancora i capelli». Poi - conclude - «lasciatemi andare dove devo andare». Uscirà dalla porta di servizio dell’Ufficio di pubblica sicurezza, proprio nel momento in cui sulla stessa strada sta passando Barbara Palombelli, la moglie di Francesco Rutelli, il suo ex amico, oggi acerrimo nemico. Strani scherzi fa il destino.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it