I punti dell'agenda: authority per i trasporti, meritocrazia, interventi in campo energetico
CASERTA. «Era ed è un seminario per la crescita». E' un Prodi soddisfatto quello che, poco dopo le 18, compare a sorpresa nella sontuosa sala stampa collocata nel cuore della reggia borbonica. Si aspettava prima il portavoce Silvio Sircana, poi Enrico Letta o il ministro per l'attuazione del programma Giulio Santagata. Ma alla fine compare lui. E già questo la dice lunga su come il primo giorno del conclave di governo sia scivolato via secondo i programmi del Professore. «Il vertice - conferma Fassino - ha riempito di contenuti forti e credibili la nostra tensione alla svolta e all'innovazione».
L'obiettivo resta mettere oggi a punto un'agenda per fare in modo che la timida ripresa economica italiana si traduca in crescita. Un puzzle composte da tanti pezzi diversi, le liberalizzazioni, l'applicazione effettiva delle finanziaria, ma anche gli investimenti per l'energia. Di cui qualche elemento si potrebbe concretizzare anche nel consiglio dei ministri che si riunirà questa mattina e che varerà un piano straordinario per il Sud con uno stanziemento di oltre 100 miliardi.
La crescita dunque, ma a sorpresa Prodi rispolvera anche una «questione etica» fra le priorità del governo. «Dobbiamo trasmettere l'idea di un governo serio, di lavorare per gli interessi del Paese ance se questo può implicare sacrifici o rinunce da parte di ciascuno di noi». Una dimostrazione pratica? Ribadire, sostiene Prodi, la «centralità del merito all'interno della Pubblica amministrazione». Perché, spiega, «abbiamo ereditato persone che hanno responsabilità di enti di cui non sanno assolutamente nulla». Dunque per le nomine future la maggioranza è avvertita: «Guai se commettiamo lo stesso errore». L'unico criterio dovrà essere quello del merito. Prodi annuncia anche l'accorpamento delle troppe authrity «finanziarie» e la creazione di una ad hoc sui trasporti. La questione Pacs viene aperta dal socialista Boselli e il ministro Pollastrini assicura che si faranno in tempi rapidi. Scontro sulla Tav, con un battibecco tra Pecoraro e Di Pietro. La riforma delle pensioni sembra allontanarsi e diluirsi nei prossimi mesi, nonostante le insistenze della Bonino.
Piero Fassino interviene e sottolinea che le riforme da fare sono solo quelle che riescono a coniugare «innovazione ed equità sociale» e indica fra i primo obiettivi quello di innalzare le pensioni minime. Prodi aveva del resto sottolineato che ci sono «un milione e mezzo di pensionati che tuttora, ripeto tuttora (e il riferimento è ovviamente alle mancate promesse di Berlusconi, ndr), ricevono meno di 400 euro al mese». Rifondazione apprezza e la tregua con i Ds sembra tenere. Dalla sinistra radicale, Pdci e Verdi, non arriva nessuno dei temuti blitz. Pecoraro Scanio apprezza anzi che Prodi abbia iniziato la sua relazione mettendo in primo piano gli investimenti necessari per combattere il riscaldamento del clima.
E così Prodi può persino scherzare sull'unico, blitz della giornata, quello di Marco Pannella: «So che il mio intervento l'avete già ascoltato alla radio - sorride - ma, come dice D'Alema, "è la democrazia bellezza"». Ma non si sottrae neanche all'inviato delle Iene che lo insegue chiedendogli se non litigheranno: «Ma non vede - risponde - che qui è tutto paradisiaco?».
Prodi apre così la sua relazione avvertendo che «bisogna superare il dibattito virtuale e pretestuoso fra riformismo e radicalismo. L'Unione non si divide in questi due campi». Cita subito l'allarme sul riscaldamento del clima e lancia una proposta-choc: «Ci accingiamo a pagare un miliardo e mezzo l'anno per compensare le mancate riduzioni di Co2 - ricorda infatti - ma non è meglio investire una cifra del genere in energie rinnovabili, capaci con le tecnologie di oggi di produrre grandi quantità di energia?».
Per quanto riguarda la maggioranza, dice Prodi, «la nostra coalizione si è presentata come una polifonia poco armonica, spesso una cacofonia». Mette l'accento sulla necessità di decisioni concrete e coraggiose. Che vadano incontro alle richieste, ma anche all'«irritazione» dell'opinione pubblica. Ad esempio per quanto riguarda l'efficienza dell'amministrazione pubblica, gli stipendi esagerati, l'eccesso di «parlamentari, consiglieri regionali, commissioni».
Padoa-Schioppa, da parte sua, sottolinea che il male dell'Italia è la mancanza di crescita. L'obiettivo del governo deve essere proprio quello di convertire la ripresa in crescita. Perché se il Paese non cresce, spiega, «non c'è né equità, né risanamento».