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Pescara, 03/04/2026
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Data: 22/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il giudice condanna la Fiat «Assuma 145 operai Fiom» L’azienda: faremo ricorso. Critici gli altri sindacati

ROMA Assunti per ordine del giudice. I cancelli dello stabilimento Fiat di Pomigliano si apriranno (meglio, si dovrebbero riaprire) per 145 lavoratori con tessera Fiom «discriminati» dall’azienda. In una parola, cancellati dall’organico. Il tribunale di Roma ne ha ordinato l’assunzione. Per diciannove di loro, iscritti allo stesso sindacato e che avevano presentato ricorso individuale, il Lingotto dovrà anche sborsare 3.000 euro a testa a titolo di indennizzo per il danno subito. Nessun commento da Torino, ma è assolutamente certo che il gruppo presenterà ricorso entro il termine canonico di un mese, sperando che l’esito del giudizio venga ribaltato in appello. In giudizio Fiom è stata assistita dai prof Franco Focareta e Pier Giovanni Alleva, dagli avv Elena Poli, Pierluigi Panici, Emilia Recchi, Alberto Piccini, Enzo Martino, Raffaele Ferrara, Fiat dal prof Raffaele De Luca Tamajo, Diego Dirutigliano.
Sono 2.093 finora gli assunti nell’impianto campano: nessuno figura iscritto alla Fiom. In base a una simulazione statistica di un luminare di Birmingham le possibilità che ciò accada casualmente risultano meno di una su dieci milioni. Un dato statistico che è andato a rafforzare la denuncia presentata dalle tute blu della Cgil al giudice del lavoro che con la sentenza evidentemente ha rilevato un chiaro atto di «discriminazione collettiva». E’ la guerra dei ricorsi se è vero che anche Fim e Uilm preannunciano, a loro volta, un’azione giudiziaria per una presunta discriminazione ai danni dei propri tesserati. Il concetto è chiaro: se un giudice ordina alla Fiat di assumere gli iscritti ad un sindacato, in questo caso la Fiom, a restare a casa saranno i lavoratori di altre organizzazioni che magari aspettano una chiamata.
Il governo non si pronuncia. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, vuole prima leggere la sentenza. Il titolare dello Sviluppo, Corrado Passera, ammette soltanto che «bisognerà tenerne conto». Per ora la soddisfazione è tutta della Fiom. Il leader, Maurizio Landini, annuncia il verdetto giudiziario facendosi sfuggire qualche lacrima: «Dobbiamo ringraziare i nostri iscritti dentro gli stabilimenti Fiat perché subiscono pressioni e discriminazioni molto pesanti e senza di loro noi non saremmo qui. E grazie a loro abbiamo vinto». La sentenza del tribunale di Roma, avverte Landini, «sana una ferita, ma non risolve i problemi complessivi che rimangano aperti. I diritti vanno garantiti ed è compito del governo, del Parlamento e della politica tutelarli». Da Termini Imerese alla stessa Pomigliano. Il numero uno della Fiom lancia la proposta per la riassunzione di tutti i 5.000 lavoratori dello stabilimento campano (indotto compreso) ricorrendo ai contratti di solidarietà. «Una buona notizia che dimostra come le scelte della Fiat siano inaccettabili», commenta Susanna Camusso. Per il generale della Cisl, Raffaele Bonanni «una sentenza non fa primavera, le decisioni dei giudici vanno bene per tutti». Giudizio tranciante quello di Roberto Di Maulo, numero uno della Fismic: «Aberrante che si ordinino le assunzioni in base alla tessera. Chiederò di assumere i miei 450 iscritti in cassa integrazione». La medesima intenzione formalizzano Giuseppe Farina, leader Fim e Giovanni Sgambati, segretario regionale Uilm Campania. «Una sentenza - avverte il numero uno Ugl, Giovanni Centrella - che creerà problemi all’azienda». In altre parole, Fim, Uilm, Fismic e Ugl prendono atto del verdetto del giudice, ma non gradiscono. Anzi preannunciano ricorsi. Almeno per due motivi. Il primo, formale: la discriminazione alla rovescia rispetto ai propri affiliati. Il secondo, non detto: la preoccupazione che il Lingotto possa avere dei ripensamenti non tanto sul futuro (già iniziato) di Pomigliano, ma sull’investimento complessivo del progetto Fabbrica Italia che ruota anche intorno alla nuova organizzazione del lavoro concordata tra il Lingotto e i sindacati. Fiom esclusa. Insomma, riemerge il timore che Sergio Marchionne torni ad accarezzare il cosiddetto piano B con la progressiva delocalizzazione di risorse e impianti. Lo dice molto chiaramente l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Certe sentenze mettono a rischio gli investimenti di Fiat in Italia e scoraggiano l’attrazione di nuovi investimenti nel nostro Paese». Da Torino nessun commento ufficiale anche se non serve molta fantasia ad immaginare il clima.

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