ROMA - Più 4%. La Borsa premia l'incorporazione di Autostrade nella spagnola Abertis: il titolo ieri ha toccato quasi il 10%, con scambi pari al 6,5%. All' exploit ha contribuito la prospettiva del dividendo straordinario (3,75 euro), promesso da Autostrade per novembre. Per il resto, sulla nascita della Neo Abertis, che secondo i vertici di Autostrade non impatterà sulle tariffe autostradali, persistono i dubbi della politica e delle parti sociali che vi vedono una «vendita mascherata». «Non è così - ha detto il presidente Gian Maria Gros-Pietro - non ci sono accordi se non quelli resi pubblici. Se il mondo politico giudicasse con maggiore apertura mentale, si renderebbe conto dell'importanza di questa operazione sinergica». In serata ulteriori spunti critici sono arrivati dalla decisione dell'agenzia di rating Standard & Poor's di mettere sotto osservazione il titolo Autostrade per tre mesi. E non basta. L'Anas, titolare dei diritti sui 3.408 chilometri di rete dati in concessione a Autostrade, ne ha convocato i vertici. «L'Anas - recita la nota - al pari di altre istituzioni pubbliche italiane, è stata informata solo dalla stampa del progetto di fusione». Urgono dunque «chiarimenti sui possibili riflessi dell'operazione», in particolare sull'attuazione degli investimenti promessi dalla concessionaria. Per questo l'Anas si riserva «ogni conseguente valutazione». Compresa la possibilità che la fusione comporti tra tre anni, quando la concessione dovrà essere aggiornata, una sua consistente revisione che potrebbe arrivare, teoricamente, fino alla revoca. «Il nostro unico obbligo nei confronti dell'Anas, ora è quello d'informazione» ha tagliato corto ieri Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, a chi ventilava una simile reazione.
A preoccupare chi difende l'italianità è invece la prospettiva di un disimpegno italiano dall'operazione, visto che l'unico vincolo tra le parti è un diritto reciproco di prelazione in caso di vendita. Il futuro amministratore delegato, lo spagnolo Salvador Alemany, lo spiega così: «Non c'è un patto per mantenere la stabilità, al di là di quello che lega per tre anni (fino al dicembre 2007 ndr ) i soci di Schema28», il maggior azionista (50,1%) di Autostrade, cui Abertis partecipa al 13,3%. Proprio questa quota verrà ridistribuita in tempi da definire: un terzo dovrebbe andare ai soci italiani (Edizioni Holding, Fondazione Crt, Unicredit e Generali) e due terzi agli spagnoli che però uscirebbero da Schema28. In definitiva, a novembre, la Neo Abertis verrebbe partecipata per il 22,7% da Schema28, mentre l'11,7% andrebbe al gruppo finanziario spagnolo «la Caixa» e il 12,5% all'impresa di costruzioni iberica Acs, per un totale di 24,2%, che diventa 26,4% aggiungendo quel 2,2% che esce da Schema28. Il 5,6% andrebbe a due banche spagnole; infine l'0,7% al Tesoro spagnolo e il restante (44,6%) al mercato.
L'integrazione riguarda solo le holding, mentre le società operative resteranno dove sono. La sede principale della nuova holding sarà Barcellona «per ragioni amministrative e fiscali». «Di conseguenza» si è detto, anche l'amministratore delegato è spagnolo. Ci saranno poi due presidenti (Gros-Pietro e Isidre Fainé) e due vicepresidenti (Vito Gamberale e l'ex presidente del Real Madrid Florentino Peres).
Il nuovo gruppo che opererà in 16 Paesi con 20 mila dipendenti, prevede investimenti per 15 miliardi, 10 in Italia (per 8 ci sono già le approvazioni). Nel mirino, le grandi privatizzazioni soprattutto nel Centro-Nord d'Europa.