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Pescara, 13/05/2026
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12/01/2007
Il Centro
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Non cresce il numero totale dei pensionati. Il 31,3% sotto i 65 anni. Le donne (53%), più degli uomini, ma incassano meno. Oltre metà degli assegni non arriva a mille euro |
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Ma nel 2005 la spesa per i 16 milioni e mezzo di titolari è salita del 3,3% ROMA. Non aumenta il numero dei titolari di pensione, al saldo dell'Inps del 31 dicembre 2005 rispetto allo stesso mese del 2004, mentre l'aumento complessivo dell'importo delle pensioni risulta +3,3 per cento. I pensionati sono 16.560.879, ma ben il 31,3% sono sotto i 65 anni e il 27,7% ha tra i 40 e i 64 anni. Il gruppo più consistente è quello che percepisce pensioni di vecchiaia (10.881.000 persone), seguito da coloro che hanno assegni ai superstiti (4.573.992 persone). Cresce la quota di coloro che hanno più di 65 anni di età (sono il 68,7 per cento) e di coloro che hanno più di 79 anni (sono il 19,2 per cento). Le donne sono il 53 per cento del totale, ma prendono una pensione più bassa, perchè spesso percepiscono la pensione di reversibilità intestata al marito morto oppure sono titolari di assegni con contributi più bassi, spesso per aver lavorato un minor numero di anni. In pratica le donne ricevono solo il 44,1 per cento dei redditi complessivi da pensione. In cifra assoluta il reddito medio da pensione è per gli uomini pari a 15.451 euro a fronte dei 10.783 euro delle donne. L'anno prossimo dovrebbe entrare in vigore il cosiddetto "scalone" che porta d'un colpo a 60 anni, dai 57 attuali, la possibilità di andare in pensione. Nei programmi dell'Ulivo c'era l'abolizione dello "scalone". Il ministro per il Welfare Paolo Ferrero, poco prima dell'inizio del vertice di Caserta, ha detto che il governo deve sentirsi impegnato ad abolire lo scalone e a ridurre il lavoro nero in modo da aumentare il flusso dei contributi, evitando così interventi sulla previdenza. «Il sistema delle pensioni è in equilibrio, non ci sono emergenze. Il problema non è l'età pensionabile, ma far pagare a tutti i contributi», ha insistito Ferrero dimostrando di avere un'idea diversa da molti suoi colleghi di governo. Sempre secondo il censimento Istat, oltre la metà dei pensionati percepisce un assegno inferiore ai 1000 euro al mese, un quarto del totale ha un trattamento inferiore ai 500 euro al mese, mentre solo il 9,9% del totale può contare su più di 2000 euro al mese. La maggioranza (il 68,4 per cento) percepisce una sola pensione, il 24,2 per cento ne cumula due e il 7,4 per cento è titolare di almeno tre pensioni. Non è vero che i pensionati stanno nel Mezzogiorno. Al contrario, coerentemente con la maggiore occupazione, il 47,2% dei pensionati risiede al Nord (7,8 milioni di individui), il 30,2% nelle regioni meridionali, mentre il 19,5% in quelle centrali. Vi sono poi 510.000 pensionati residenti all'estero. Insomma in rapporto alla popolazione, il numero dei pensionati residenti nelle regioni settentrionali è superiore a quello medio nazionale, e a quello riferito alle regioni centrali e al Mezzogiorno. Nel 2005 da rilevare anche 389mila titolari di pensioni di guerra.
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