Se son rose, sfioriranno.
Nel Far West fiorivano i ciarlatani. Fermavano il loro carretto dei miracoli nel bel mezzo dell’unica strada polverosa della città - possibilmente di fronte al saloon - salivano su un banchetto e, tra uno sputazzo e un colpo di Winchester, illustravano la medicina miracolosa, l’intruglio capace di curare qualsiasi male: dalla peste alle punture di scorpione. La politica italiana è in pieno Far West e i ciarlatani proliferano. Una magnifica rappresentazione della situazione è il documento pubblicato da l’Espresso intitolato: «La Rosa Tricolore. Un Progetto per Vincere le Elezioni 2013». Pare sia frutto dell’elaborazione di un trust di cervelli e che sia piovuto sulla scrivania di Berlusconi, consegnato brevi manu da tal Diego Volpe Pasini. Il quale sarà pure Volpe di nome, ma di fatto certamente non lo è. Raramente mi è capitato di leggere un documento politico così primitivo. E non parlo dell’italiano che zoppica e neppure dell’infantile esaltazione del Cav contenuta in quelle righe, ma delle idee rozze, delle soluzioni allucinate che vengono elencate per rilanciare il centrodestra. Come? Attraverso la liquidazione coatta del Pdl e la proliferazione magica di una serie di liste personali e «a tema»:si va dagli animalisti della Brambilla, alla Rivoluzione di Sgarbi, passando per Siamo Italia di Bertolaso. Questo strabiliante «network» dovrebbe convincere gli italiani a votare il centrodestra in piena crisi economica, con duemila miliardi di debito pubblico e i mercati popolati di squali. E il candidato a Palazzo Chigi? Pacco sorpresa: Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze ha una fervida fantasia, ma non penso si sia bruciato i neuroni pensando all’eroica impresa. In realtà siamo di fronte a un’operazione «a tavolino», un pokerino tra buontemponi dove la posta la mettono gli altri e le menti eccelse dettano le carte da buttare sul tappeto verde: ci sono i partitini personali, c’è l’idea che gli elettori del centrodestra possano bersi qualsiasi cosa venga loro presentata al banco della mescita elettorale, c’è un conteggio dei voti fatto con il pallottoliere delle elementari, c’è un’analisi della società italiana da scuola serale e c’è la vittima sacrificale, non a caso l’unico candidato possibile, il segretario Angelino Alfano reo di non andare «oltre il suo mondo». E quale sarebbe il mondo di Angelino? Non è dato saperlo e pure lui se lo starà chiedendo in queste ore, ma d’altronde si tratta di un progetto non discutibile, una verità d’alta distilleria, un raffinato prodotto di marketing. Insomma, dopo aver letto tal documento strategico, mi sento più sereno. Per vincere le elezioni manca solo la ciliegina sulla torta: un’idea politica. Se son rose, sfioriranno.