ROMA Prosegue il lavoro del governo sulla revisione della spesa. Le ultime novità riguardano i buoni pasto. In una riunione di livello tecnico è stata perfezionata l’ipotesi di ridurre a 5-7 euro/giorno il buono pasto per tutti i dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti previdenziali. Insomma per i buoni pasto si profila un livellamento con un grado di sacrificio diversificato da caso a caso. Non sarebbero colpiti i dipendenti della scuola (più di un milione) che non hanno buono pasto, né (per ora) quelli delle Regioni che sono fuori dalle competenze del governo.
Ora bisognerà vedere se la proposta dei tecnici supererà il livello politico. I ministri infatti dovranno calibrare l’insieme degli interventi sul pubblico impiego. Una «voce» che contribuirà alla riduzione della spesa pubblica con una diminuzione del numero dei dirigenti, la riduzione del 5% generalizzata della pianta organica, l’accorpamento di Dipartimenti centrali di ministeri e degli uffici periferici. Possibile anche l’accorpamento del numero delle Province per le quali, però, si dovrebbe tornare a votare. Resta in piedi, sia pure come ipotesi estrema, un lieve taglio delle tredicesime.
Insomma si preannuncia un week end di fuoco per i ministri Piero Giarda, Filippo Patroni Griffi e Vittorio Grilli che, dopo un vertice con il premier Mario Monti, cominceranno a mettere nero su bianco il testo del decreto sulla spending review che sarà varato martedì. Contemporaneamente il commissario Enrico Bondi, che ha la missione di tagliare 2/3 miliardi sulle voci di acquisto dei beni pubblici, completerà il proprio giro d’orizzonte. Ieri si è saputo di un faccia a faccia con il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. L’Inps ha in programma risparmi per 180 milioni l’anno prossimo.
La pioggia di ipotesi sui tagli al pubblico impiego sta intanto innervosendo i sindacati. Cgil, Cisl, Uil e Ugl stigmatizzano in coro l'ipotesi di ulteriori interventi dopo i molti già attuati di contenimento della spesa del pubblico impiego anche dal passato governo e chiedono, in una lettera, un incontro sull'argomento al premier, Mario Monti.
Il primo ad intervenire ieri è stato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: «Spero che non si continui a fare terrorismo, perchè ciò induce le persone ad accelerare l'andata in pensione e a ritenersi esposte; stanno lavorando per distruggere la coesione sociale. Il governo sta dimostrando irresponsabilità».
Anche il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, non usa mezzi termini: «Il governo non proceda unilateralmente sulla spending review ma si confronti con urgenza con i sindacati. L'esperienza esodati dovrebbe suggerire al governo di non continuare a procedere unilateralmente, facendo guasti a cui poi dovrà porre riparo». E anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, agita lo spettro dello scontro: «Il sindacato non potrà mai accettare soluzioni che colpiscano ancora i lavoratori del pubblico impiego».