PESCARA - Sorpresa. Mentre ogni possibile candidatura a governatore per il centrosinistra viene gioiosamente impallinata dal fuoco amico, dai fucili delle ambizioni personali travestite da interessi comuni, zitta zitta emerge una candidatura mica male. Quella di Raffaele Bonanni. Già, Bonanni, il leader Cisl: uno che conta, che pesa, che vale.
La notizia scivola via dalle stanze romane e soffia come un venticello frizzante e fastidioso nei corridoi dove pascola il centrosinistra abruzzese sempre in cerca di nemici interni da ingoiare ruminando. Bonanni, dunque. Il nome rimbalza nei conciliaboli Bersani-Casini-Vendola sulle possibili alleanze alle politiche, rimbalza come buona carta da spendere elettoralmente e, rimbalzando rimbalzando, dalle politiche arriva fin qui, fino alle regionali d’Abruzzo di fine 2013. Bonanni è in scadenza come segretario nazionale della Cisl, è abruzzese di Bomba e alle vicende abruzzesi è sempre molto interessato (torna spesso da queste parti, e ultimamente più che spesso, giorni fa era a San Salvo per il patto tra le Cisl d’Abruzzo e Molise). Naturalmente il fatto che di lui si parli tra i dirigenti nazionali darà immediatamente la stura ai tafazzisti (ricordate Tafazzi, l’omino pervicacemente autolesionista creato da Aldo, Giovanni e Giacomo?) del centrosinistra abruzzese per gridare alla scelta paracadutata da Roma e cercare di bloccare sul nascere la corsa dell’uomo di Bomba.
Ma, Bomba o non Bomba, Bonanni potrebbe arrivare all’Aquila. Senza sottrarsi al rito delle primarie, rito democratico ma ormai invocato quasi fosse una sorta di giudizio divino, più che una seria consultazione popolare, con una frequenza tale da apparire sospetta. In questo senso: basta che nessuno ti consideri, tu invochi le primarie con alti lai e zac, tutto si ferma. Ma alle primarie Bonanni schiererebbe la forza delle truppe Cisl e, più in generale, del sindacalismo abruzzese che sosterrebbe con vigore la candidatura di un suo esponente tanto prestigioso (anche se c’è il precedente di Ottaviano Del Turco che non aiuta: un trionfo alle elezioni, un’uscita di scena imprevedibile e clamorosa). Insomma, alle primarie Bonanni scenderebbe in campo con solide armate, sconfiggerlo risulterebbe assai difficile.
Naturalmente la capacità del centrosinistra di perdere elezioni già vinte (che, poi, mica è detto lo siano: il centrodestra oggi è decisamente alla frutta ma tra un anno e mezzo chissà, e i grillini hanno raccolto una miseria alle recenti amministrative ma tra un anno e mezzo chissà) è tale che ora inizierà immediatamente il tiro al piccione baffuto: il prevalere delle singole ambizioni sugli interessi di squadra è caratteristica fondamentale del tafazzismo autolesionista sopra citato. Non c’è pericolo di sbagliarsi.
Sta di fatto che, dovesse toccare a Bonanni correre per L’Aquila, Giovanni Legnini virerebbe decisamente sulle politiche per la riconferma al Senato. E trovare un posto per un Parlamento che sta, peraltro, votando il suo dimezzamento, diverrebbe impresa ardua per tanti, specie nel Pd. Ci sono Giovanni Lolli e Stefania Pezzopane (entrambi, come anche Legnini, puntano ad entrare nel Governo come sottosegretari). C’è Camillo D’Alessandro. C’è Marco Verticelli che torna a farsi largo. Ci sono Tommaso Ginoble, Vittoria d’Incecco e Lanfranco Tenaglia che a una Camera con vista sulla politica che conta non intendono rinunciare. Ci sono Luciano Lapenna e Tommaso Coletti. Non Luciano D’Alfonso che, se riuscirà a venir fuori dai tribunali, vorrebbe riprendere il suo discorso da dove è stato interrotto, vale a dire dalla stanza del sindaco di Pescara. E allora, senza D’Alfonso e d’Incecco a parte, Gianluca Fusilli potrebbe rivendicare una chance per un pescarese. A meno non tocchi a un esterno, e c’è già chi freme e si vede senatore.
Naturalmente mantengono intatte le possibilità di correre per la poltrona di governatore, a nome del centrosinistra, sia Rodolfo De Laurentiis che il quartetto Pd Legnini-D’Alessandro-Pezzopane-Lolli, e lo stesso Carlo Costantini. Tra l’altro l’ipotesi-Bonanni chiama in causa proprio l’Idv: dentro o fuori dall’alleanza in Abruzzo, se a Roma nascerà l’intesa Pd-Terzo polo-Sel alle politiche? Staremo a vedere, ma prima vedremo all’opera i tafazzisti: tanto, arrivano presto.
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