ROMA - Per lei, la ministra di ferro del governo Monti, è diventato quasi uno scenario usuale. Per lui, il leader del sindacato duro e puro della Cgil ovvero la Fiom, invece è decisamente più raro. Elsa Fornero e Maurizio Landini ieri sono stati accomunati dalle proteste di un centinaio di manifestanti che li hanno accolti con slogan, striscioni e fumogeni davanti al teatro Donizetti a Bergamo dove si stava per svolgere l’assemblea degli industriali di Federmeccanica. Laconico il commento del sindacalista: «Ministro, oggi ci contestano tutti».
Tenuta a distanza da un cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa, i manifestanti - molti della stessa Fiom, dei Cobas e di Rifondazione Comunista - non hanno risparmiato i rappresentanti sindacali al grido di «Via il governo Monti, Cgil, Cisl e Uil complici». Destinataria esplicita delle proteste anche il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, non presente a Bergamo.
Se fuori scoppiavano petardi, dentro il teatro il clima era apparentemente più disteso tra sorrisi e strette di mano, ma pochi applausi. Agli industriali e al leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, Elsa Fornero ha esposto le ragioni della sua contestata riforma. E ha detto: «Noi ci dobbiamo fidare di voi e voi dovete fidarvi di noi. Voi siete preoccupati, anche io ho motivo di preoccuparmi che non abuserete delle nuove norme. E tutti dobbiamo avere fiducia che i giudici faranno seriamente il loro lavoro». Squinzi ha replicato di aver trovato il ministro «molto brillante», ma non convincente. Le posizioni restano lontane. «Noi giudichiamo un’occasione persa la riforma», ha ribadito il leader di Confindustria, aggiungendo: ok all’approvazione del provvedimento, ma i correttivi «vanno introdotti subito, senza aspettare, come suggerisce il governo, gli esiti di una fase di sperimentazione».