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Pescara, 19/06/2026
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Data: 23/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il grillismo di Silvio e il gelo dei colonnelli

ROMA Tante cose si agitano, si scontrano e per nulla si amalgamano in quel calderone incandescente che è diventato il Pdl. E come sempre accade in frangenti simili (e tuttavia mai tumultuosi come stavolta), chi muove le danze e si agita di più è Silvio Berlusconi. Attacca l’euro e dice che non è una bestemmia uscirne («Un modo per fare pressione sulla Germania, che o attenua le sue rigidità oppure dovrà fare a meno lei della moneta unica», spiega); dice sì al via libera accelerato sulla riforma del lavoro prendendo in contropiede in particolare il suo partito che quel testo vede come fumo negli occhi; squaderna a sorpresa il semipresidenzialismo scompaginando il tavolo della trattativa sulle riforme. Soprattutto assicura che vuole restare in campo a fare il leader dei moderati «finché gli italiani lo vorranno». E pazienza se in questo modo mette in ombra - qualche maligno direbbe delegittima - Angelino Alfano.
La domanda vera è una sola: perché fa così, con quale strategia, con quali obiettivi? «Berlusconi esiste solo se gioca allo sfascio, è la sua natura», sibila un ex leader del centrodestra che fu, quello delle foto-opportunity con Bossi, Casini e Fini. Può essere. Ma l’indole non spiega tutto: qui la posta in palio è la sopravvivenza politica. Allora bisogna scendere più in profondità. Intanto con i suoi affondi l’ex premier mette in difficoltà il suo successore, Mario Monti, proprio nel momento in cui la popolarità del Professore è al minimo storico. Dunque una maniera per risalire nei sondaggi e rintuzzare, come solo lui può e sa fare, il grillismo montante che, vedi Parma, azzanna prima di tutto il Pdl. Senza dimenticare che in questo modo si ispessisce il filo del legame con l’alleato storico: la Lega, che l’appoggio al governo tecnico aveva troncato.
Sarebbe questo allora il vero obiettivo: andare al voto anticipato nelle migliori condizioni possibili. Poi c’è il capitolo riforme. Se saltano andando alle urne prima del 2013 - e Pd e Udc di questo accusano il Cavaliere: la mina presidenzialista serve a scompaginare ogni possibile intesa e avvicinare le elezioni - il numero dei parlamentari non viene tagliato e soprattutto si va a votare con il Porcellum, cosa che consentirebbe a Berlusconi di scegliersi ancora una volta le sue coorti.
Fantapolitica? Chissà. Però c’è un altro fatto, non indifferente, da valutare. Forse per la prima volta in maniera così esplicita, le intemerate di Berlusconi vengono contestate anche dall’interno del Pdl. Per esempio Maurizio Gasparri sottolinea che bisogna evitare «di affidarci a sciagurati che Berlusconi dovrebbe ascoltare meno». E dunque avanti con Alfano il rinnovatore e le primarie. Che invece diventerebbero poco più di un gioco di società se vi partecipasse il Cavaliere. O anche va registrato Guido Crosetto che ovviamente assicura di «stimare Berlusconi» ma chiede «contenuti, idee, proposte» e non più «strategie di marketing». Perfino Francesco Storace avverte che «Berlusconi fa confusione». E dunque? Dunque magari gli affondi del Cavaliere non sortiranno effetto e Monti arriverà al 2013. Poi però si andrà comunque a votare. Magari Berlusconi perderà e magari lo sa anche lui. Detto questo, una cosa è sicura: se davvero deve perdere, è certo che vuole farlo a modo suo.

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