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Data: 23/06/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Lusi: «Accordi saltati, oggi dirò tutto»

I legali dell’ex tesoriere della Margherita detenuto a Rebibbia annunciano un interrogatorio di fuoco davanti al Gip

ROMA «Ora che l’accordo è saltato Lusi parlerà. Oggi dirà tutto. Non ha più nessuno da proteggere». Ha l’aria di un proclama di guerra quello arrivato ieri dai legali del senatore Luigi Lusi. L’ex tesoriere della Margherita si trova in carcere da mercoledì sera. Si è consegnato a Rebibbia dopo che l’aula di Palazzo Madama ha votato sì alla custodia cautelare richiesta dalla procura di Roma. «Dopo che il Senato lo ha scaricato perché ritenuto l’unico capro espiatorio», precisa l’avvocato Luca Petrucci che oggi lo assisterà nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip e al pm. Ed è proprio sull’interrogatorio programmato per oggi che si concentra l’attenzione di tutti. Un interrogatorio fiume - la saletta è prenotata per dieci ore - durante il quale il senatore promette rivelazioni esplosive. «Lusi vuole, ha bisogno e necessità di essere interrogato. È desideroso di chiarire tutto quello che c’è da chiarire: dirà tutto ciò che sa», fa sapere l’avvocato Renato Arcidiacono. «Gli atti processuali a suo carico - aggiunge il collega Petrucci - sono ormai arcinoti, e sta a lui decidere quanto intende stare in carcere. Ma molto dipende anche da quanto la procura ha voglia di starlo ad ascoltare. Lusi può dire a chi ha dato i soldi, non che uso sia stato fatto di quelle somme». Insomma, Lusi «non ha ovviamente tutte le prove», aggiunge Petrucci spiegando, non senza polemica - che «lui può raccontare quello che sa, ma il resto lo deve accertare la magistratura, se ne ha voglia. Altrimenti, è meglio che Lusi se ne stia zitto», conclude il difensore. Ma il problema del senatore, anche quello che ha portato al suo arresto, sembra essere proprio questo: le prove della chiamata in correo per tutti gli ex dirigenti della Margherita. Indagato per l’appropriazione indebita di 26 milioni di euro provenienti dai rimborsi elettorali del partito, Lusi ha più volte chiamato in causa Rutelli, Franceschini, Bindi, Bianco e Fioroni. Ma dagli accertamenti di pm, Gdf e revisori dei conti non è emerso nulla. Accade così che dagli uffci giudiziari di piazzale Clodio sia filtrato ieri un commento della procura, per quanto informale, sul nuovo annuncio dei legali di Lusi. «Non è colpa di nessuno se gli accertamenti sui conti della Margherita fin qui eseguiti hanno condotto a Lusi e a lui solo. E non dimentichiamoci - si fa notare a palazzo di giustizia - che l’ex tesoriere si è limitato ad ammettere la sottrazione dei primi 13 milioni di euro, quando fu sentito la prima volta, senza fornire spiegazioni ulteriori e se poi l’ammanco è lievitato a oltre 23 milioni, questo è dipeso dagli accertamenti che sono stati effettuati, non certo dalle sue dichiarazioni. Se Lusi ha spunti nuovi da darci che non siano le solite illazioni, lo ascolteremo volentieri». Oggi dunque si vedrà come andrà a finire davanti al Gip Simonetta d’Alessandro, che nella sua ordinanza ha speso su Lusi parole durissime - definendolo «un predone» affetto da sindrome da «arricchimento compulsivo» - e ai pm Alberto Caperna e Stefano Pesci. L’interrogatorio è fissato per le 13,30 e Lusi, a sentire i suoi legali che lo rivedranno oggi dopo i primi tre giorni trascorsi in cella d’isolamento, è «sereno e combattivo». Combattivo e deciso a reagire per tornare a casa dalla moglie, alla quale il tribunale ha concesso gli arresti domiciliari, e i quattro figli. Sulla vicenda e sulle nuove velate minacce targate Lusi, intanto, ieri è arrivato anche un commento di Francesco Rutelli: «Credo che la giustizia debba fare il suo corso», ha detto lapidario il leader dell’Api. «Che denunci quel che sa, a partire dai suoi delitti: non si sa quanti soldi, ad esempio, abbia portato all’estero».

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