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Pescara, 19/06/2026
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Data: 24/06/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Siamo maggioranza», la sfida di Renzi. A Firenze il nuovo “Big Bang”. «A casa D’Alema, Veltroni, Bindi, Marini». Bersani incontra i circoli Pd: «Noi senza padroni»

ROMA «Caro D’Alema, Veltroni, Bindi, Franco Marini in questi anni avete fatto molto per il Paese, ma adesso anche basta». Matteo Renzi lancia da Firenze, davanti a mille amministratori suoi fan, la sfida a Pier Luigi Bersani per la corsa alle primarie. Ma il segretario del Pd che a Roma ha riunito i circoli democrat, non raccoglie il guanto di sfida e nel discorso in cui attacca Berlusconi e Grillo non dedica mezza parola al «rottamatore». Neanche per commentare la provocazione del primo cittadino: «Siamo la maggioranza nel Pd, non tra chi sta in Parlamento da 30 anni ma tra chi da 30 organizza le feste del partito» . Chi si aspettava scintille dovrà aspettare le primarie, sfida che molto probabilmente si chiuderà a due. Ninchi Vendola, leader di Sel, ora che è ufficiale la corsa di Renzi, sta meditando di rinunciare a una gara che si profila interna al Pd. Per ora in ogni caso è il fair play a tenere banco. «La scommessa è dentro e non fuori del Pd», scandisce il rottamatore dall’ex stazione Leopolda, dove non c’è neanche una bandiera del partito ma in compenso impazzano i Righeira di «Vamos alla playa». Bisogna cambiare la fotografia del Paese, dice mostrando la mitica Polaroid. «Noi non usciremo dalla dinamica della vecchia politica se non usciremo da qui dicendo non candidiamo un io ma candidiamo un noi: se ci saranno le primarie saranno aperte e libere e se uno di noi ci sarà, come credo, se avremo perso noi dal giorno dopo saremo al fianco di chi le avrà vinte», assicura. «Mi dicono ma tu piaci a quelli di centrodestra? Pescare tra quelli di là è l’unico modo per non riperdere le elezioni: piacere all’altra parte politica non è un delitto». Il rottottamatore manda a Bersani «un affettuoso saluto». Quanto a Berlusconi, che secondo l’Espresso avrebbe tifato per lui come premier puntando al Quirinale, Matteo Renzi taglia corto: «Ha già dato, può bastare». Da Roma, davanti ai circoli del Pd, Bersani sceglie il passo del maratoneta. Le primarie? Saranno aperte e un grande appuntamento ma ora abbiamo altro da fare, c’è l’Italia, stavolta c’è in gioco il governo quindi no a tifoserie e faziosità», avverte. A chi vuole mandare a casa tutto il vertice del partito il segretario dice «non si va verso avventure», servono, «esperienza e competenza». La condanna è totale per il populismo e i «deliri personalistici». «Vedo operazioni di restyling, Berlusconi è alla caccia di un nuovo nome di formaggino, dice che deve esserci dentro Italia e anche libertà, tempo fa ha rifiutato la mia proposta di chiamarlo “viva la mamma”. Dopo la cura di dieci anni non ci hai lasciato neanche più il campo: trattieniti», dice rivolto al Cavaliere. Poi lo scatto d’orgoglio. «Noi siamo senza padroni, non li abbiamo ad Arcore nè in via Bellerio e non ci arrivano via internet», scandisce pensando a Grillo. «Tocca a noi sanare la ferita tra politica e società, dimostrare che siamo capaci di gesti nuovi, noi non vinceremo sulle macerie del Paese ma sulla prospettiva del Paese. Quanto al governo Monti il segretario ammette «ci sono cose difficili da digerire, ci sono luci e ombre». E in vista del prossimo Consiglio europeo del 28-29 giugno avvisa: «Se non c’è un segnale di discontinuità ci saranno conseguenze».

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