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Data: 25/06/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Politica e malaffari (1) - Lusi ai pm: «Un patto con Rutelli e Bianco per dividerci i soldi. Ecco email e appunti»

ROMA - Alle 21.45, quando avvocati e magistrati varcano il portone del carcere di Rebibbia dopo 7 ore di interrogatorio, arriva la conferma che Luigi Lusi ha parlato. Ha confessato le proprie ruberie e poi ha ricostruito «il sistema di finanziamento ai politici della Margherita». Ha elencato nomi e circostanze, ma soprattutto ha consegnato le mail che ha scambiato con Francesco Rutelli nell'ambito di quel «patto di spartizione stretto nel 2007 al momento dello scioglimento del partito al quale partecipò anche il presidente dell'assemblea Enzo Bianco». Si rafforza dunque l'impianto dell'accusa contro il tesoriere che avrebbe sottratto dalle casse del partito almeno 25 milioni di euro utilizzati per acquistare un appartamento al centro di Roma e due ville in campagna, per ristrutturare altre case, per creare due società servite a trasferire soldi all'estero. Ma si apre anche un'altra fase d'indagine con le verifiche sui nuovi documenti che a partire da domani saranno affidate alla Guardia di Finanza. Per questo i difensori del senatore, finito in cella per ordine del giudice Simonetta D'Alessandro autorizzato da Palazzo Madama, hanno deciso che chiederanno la sua scarcerazione solo quando sarà terminata questa fase di ricerca dei riscontri. Mentre Francesco Rutelli ha commentato così, in serata, le dichiarazioni di Lusi: «Se è vero che ha detto di aver concordato con la "corrente rutelliana" le operazioni di ladrocinio a beneficio personale e dei suoi familiari, significa che Lusi vuol fare la fine di Igor Marini». Ricordando che Marini fu condannato a 10 anni di carcere anche per calunnia a danno dello stesso Rutelli.

Lusi: «Preciso patto fiduciario con la corrente rutelliana»
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Nessun controllo dal 2007
C'è un momento preciso nel quale, secondo Lusi, si decise di spartirsi i soldi provenienti dai rimborsi elettorali. «È nel 2007, al momento dello scioglimento della Margherita per la fusione con i Ds» perché, sostiene Lusi, «non volevamo che il denaro finisse nelle casse del Partito democratico e dunque io, Rutelli e Bianco facemmo un patto per la spartizione». Il giudice Simonetta D'Alessandro e i pubblici ministeri Alberto Caperna e Stefano Pesci lo incalzano, gli chiedono di fornire riscontro a quanto sta raccontando, di andare oltre quello che è già nel fascicolo processuale. E lui illustra il contenuto degli appunti, ma si sofferma in particolare su quelle email scambiate con Rutelli che conterebbero le indicazioni su come utilizzare i fondi.

«Dal 2001 al 2007 - afferma Lusi - il controllo sui bilanci del partito era regolare e rigoroso. Verificavo ogni richiesta e moltissime le rispedivo indietro. Quando il partito si è sciolto ho effettuato soltanto un controllo formale, dunque era meno accurato e non riguardava le entrate e le uscite». Proprio in quella fase, ribadisce Lusi, «effettuai gli investimenti immobiliari per conto della corrente rutelliana. I soldi destinati a me li ho effettivamente usati per i viaggi e per altre spese personali, compreso il trasferimento all'estero. Ma gli immobili sono tracciabili, sapevo che sarebbero dovuti rientrare nella disponibilità del partito. Io li ho acquistati in veste di fiduciario».

Dura la reazione dell'avvocato della Margherita Titta Madia: «La corrente rutelliana, di cui parla Lusi, non è né un nome né un cognome. Il senatore abbia il coraggio di fare i nomi una volta per tutte».

I soldi per Bianco e Renzi
Lusi torna a parlare dei soldi che avrebbe dato a Enzo Bianco come stipendio mensile e per finanziare la società del fratello della segretaria. Ma aggiunge dettagli anche sul finanziamento in favore del sindaco di Firenze Matteo Renzi. Una delle email scambiate con Rutelli sarebbe riferita proprio a questa circostanza. Ieri pomeriggio, ben prima della fine dell'interrogatorio lo stesso Renzi aveva dichiarato: «È bene che Lusi dica tutto quello che sa, davvero tutto, e faccia chiarezza. Il fatto che abbia aspettato di essere arrestato per farlo è un po' triste. Ma io ora spero che dica tutto quello che deve dire. Ci sono stati contributi anche di Lusi alle iniziative alla Margherita a Firenze, ma non hanno riguardato le mie campagne elettorali. Io i soldi li avevo chiesti alla Margherita, ai Ds e al Pd ma non li ho avuti: non ho avuto un centesimo di finanziamento pubblico».

Il calcolo fatto da Lusi circa la spartizione dei soldi prevede che ci sia stata una suddivisione di «almeno 10 milioni per ogni corrente: io davo i soldi, come li usassero non lo so perché, come ho detto, non effettuavo controlli, né pretendevo più di avere le pezze di appoggio». Di questo aveva già parlato anche la sua segretaria Francesca Fiore il 17 maggio dopo aver consegnato una chiavetta Usb con l'elenco delle spese per i politici: «Tutto nasce con le Europee 2009, quando Lusi mi parlò della necessità di trattare alcune spese distinguendole dal resto in quanto rimborsi della politica. Cominciai a raccogliere queste fatture segnando anche le persone che le portavano. Io ho tenuto copia delle fatture e poi le avevo inserite in un file Excel. Una volta pronte tornavano a Lusi che me le ridava perché le passassi all'amministrazione. L'imputazione a questo o quel parlamentare la facevo sulla base di chi portava le fatture e di quel che mi diceva Lusi. Verso il 2010/2011 Lusi mi disse che occorreva essere precisi anche nelle imputazioni delle fatture ai vari soggetti autorizzati a spendere perché c'era un accordo per suddividere le spese in termini di 60/40. Non ricordo chi aveva il 60 e chi il 40». Lusi lo ha ripetuto ieri, l'indagine appare tutt'altro che conclusa.

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