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Pescara, 19/06/2026
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Data: 25/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica in fermento - Fitto: abbiamo eletto il nostro segretario grosso errore delegittimare la dirigenza

ROMA - Onorevole Raffaele Fitto, Pdl in rivolta contro il ritorno in campo di Berlusconi?
«Io non vedo affatto questa contrapposizione. E neppure una contrapposizione tra Alfano e Berlusconi, riguardo al ruolo di quest’ultimo. Il tentativo di raffigurare in maniera negativa il gruppo dirigente del nostro partito è un altro grosso errore che qualcuno pensa di volere portare avanti, in maniera irresponsabile».
Regna invece la pace al vostro interno?
«Abbiamo un percorso delineato e condiviso. Abbiamo eletto Alfano segretario su indicazione di Berlusconi. E aggiungo: pochi giorni fa, tutti insieme, abbiamo deciso di varare le primarie. Berlusconi non sta mettendo in discussone nulla di tutto ciò nè qualcuno può immaginare di mettere in discussione lui».
Scusi, onorevole, ma allora quale sarebbe il problema? «Il nostro problema sta in quel quaranta per cento, e anche di più, di cittadini che dice di non volere votare per noi o in generale di non volere votare. E’ il nostro elettorato che vive questo fortissimo disagio. Dobbiamo, anzitutto, svolgere un’azione concreta per rimotivare e convincere queste persone».
Per dirla brutalmente: il Pdl secondo lei deve restare Pdl, Berlusconi fa l’allenatore e non il centravanti e così si può fare un accordo con l’Udc e l’area di centro?
«L’obiettivo è quello di guardare ad ampio raggio a tutti gli interlocutori potenziali, vecchi e nuovi. Aspettiamo di vedere che cosa farà la Lega, nel suo congresso il 30 giugno. E conseguentemente, io mi auguro che possa esserci con l’Udc un dialogo potenziale, anzi direi quasi naturale».
Su quali basi?
«La prima cosa da fare non è disegnare alleanze e parlare di candidature alla premiership. Va messo a punto subito un programma e poi vediamo chi ci sta. Quello, ossia un progetto politico-economico su come dev’essere l’Italia e su come vivere e superare la crisi, può diventare il cemento di una nuova coalizione. Sul programma, io credo che con l’Udc ci saranno molte cose che ci uniscono e poche che ci dividono. Qualcosa di positivo, con l’area rappresentata da Casini, la costruiremo. Non posso immaginare che il centro moderato si possa aggiungere alla foto di Vasto o sostituirsi a qualche componente di quella immagine».
Nessuna scissione tra gli azzurri?
«Ma per carità. Pensiamo piuttosto alle primarie, che è un tema serio. Oggi teniamo la riunione per stabilire le regole e dobbiamo anche sbrigarci a indicare subito la data nella quale si terranno. Bisogna passare in fretta dalla volontà di fare le primarie alla fase operativa. Lo strumento delle primarie per la scelta del nostro candidato è l’unica vera forma di legittimazione di cui abbiamo bisogno e su cui siamo ormai tutti d’accordo».
E se nei gazebo si vuole candidare il Cavaliere?
«Non succederà. Berlusconi non ha alcuna intenzione di prendere parte a questa competizione. Il candidato sarà Alfano, insieme a tutti coloro che in maniera larga e il più possibile partecipata vorranno gareggiare».
Ma se il governo crolla subito, non c’è tempo per le primarie.
«Non credo che la situazione precipiti e non siamo certo noi, che appoggiamo l’esecutivo con lealtà e pagando costi piuttosto pesanti, a parlare di elezioni anticipate. Lo fa il Pd, semmai, e anche l’altro giorno Bersani ha fatto in qualche modo riferimento a questa eventualità. L’urgenza non è il voto ma la nuova legge elettorale. Va fatta presto e bene. Una legge che ridia la parola ai cittadini e che ci consenta di mettere meglio a punto gli schemi di gioco, cioè le alleanze, con cui affronteremo le prossime elezioni».
Lei sta dicendo che non è finita né la stagione di Monti né quella di Alfano?
«Cominciamo da quest’ultimo. Dal punto di vista economico sta cadendo il mondo, e vogliamo dare a lui la colpa delle difficoltà del nostro partito? Siamo seri. In questo contesto difficilissimo, Alfano ha portato avanti il Pdl con capacità e impegno, ed è bene che continui a lavorare come ha fatto finora».
Monti?
«Il governo va valutato in base ai risultati concreti. Monti ci ha chiesto un altro sacrificio importante: approvare subito la riforma del mercato del lavoro, che noi non condividiamo dal punto di vista ideale e contenutistico in alcune parti fondamentali. Daremo quattro fiducie, più di questo non si può chiedere. E’ chiaro però che ci attendiamo dal governo dei risultati immediati, di ritorno dal vertice europeo del 28 giugno».
Lei che cosa pensa delle varie lista Santanchè o lista Brambilla o lista Sgarbi che piacciono al Cavaliere ma rischiano di svuotare il Pdl?«Non so se corrispondono al vero le cose che leggo sui giornali. E comunque, gli eventuali titolari di quelle liste di cui si parla o si favoleggia non mi sembrano grandi raccoglitori di consenso. Va benissimo un allargamento, purché sia reale e vada oltre i confini del Pdl. Liste personali di gente del nostro partito non servono. E le pseudo-iniziative non mi convincono. Non sono utili a risolvere i problemi enormi che abbiamo davanti. Io, come tutto il gruppo dirigente del Pdl, lavoro per il rilancio del partito».
Lei del Pdl vuole conservare perfino il nome?
«Potrebbe essere oggetto delle primarie non soltanto l candidato premier ma anche la denominazione del nostro partito. Vorrei ricordare che a suo tempo il nome Pdl fu scelto dai cittadini nei gazebo. Si potrebbe rifare la stessa cosa».

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