Aziende in "riparazione", ma i lavoratori restano preoccupati. Il trasporto pubblico campano affronterà in autunno la svolta delle liberalizzazioni imposte dal governo, che metteranno sullo stesso piano compagnie pubbliche e private nell'aggiudicazione delle gare per i servizi su gomma e ferro nelle diverse province e capoluoghi. Il problema è che in questo momento le aziende pubbliche soffrono sia nei conti che nella qualità dei servizi, e senza un completo risanamento non saranno competitive per le gare d'appalto. Con annessi rischi per chi oggi ci lavora all'interno. Al momento nessuno può sentirsi al sicuro, in primis i dipendenti delle aziende, 12mila tra pubbliche e private titolari di contratti di servizio. A liberalizzazioni attuate, non si sa se i nuovi beneficiari degli appalti riusciranno a garantire gli stessi livelli occupazionali, tanto che Cgil, Cisl, Uil, Ugl hanno lanciato un nuovo allarme. «I tagli delle risorse economiche al settore - si legge nella loro nota - la mancata regolarità del pagamento dei corrispettivi da contratti di sevizio alle aziende, il forte indebitamento delle stesse, stanno determinando una lenta agonia del trasporto pubblico locale in Campania, con grave rischio per i livelli occupazionali e salariali dei lavoratori del settore e dell'indotto». Ad alimentare la preoccupazione dei sindacati c'è anche un parere, inoltrato dall'Antitrust alla Regione a maggio scorso, secondo cui, a gare espletate, le aziende vincitrici degli appalti del trasporto pubblico non dovranno essere tenute a garantire i livelli salariali dell'attuale contratto nazionale, in virtù della libertà di concorrenza. Intanto la tensione resta altissima anche per ciò che concerne il disagio per i viaggiatori. Sembra migliorata la situazione napoletana, con la Circumvesuviana che, nella prima metà di giugno, ha soppresso solo 4 corse sulle oltre 3mila previste. Situazione più complessa nella provincia di Caserta, dove in seguito al fallimento della Acms (pubblica) è subentrata nei collegamenti su gomma la privata Clp, alla quale l'assessore regionale ai trasporti Sergio Vetrella ha chiesto di attivare le tariffe integrate previste dal sistema di Unico (Consorzio di cui per ora Clp non fa parte) per non far gravare sui cittadini costi dei biglietti più alti di quelli praticati da Acms. Un problema, questo, che riguarda ad oggi anche tutte le aziende private operanti in provincia di Napoli e non comprese nel Consorzio Unico. Aziende che in base all'inflazione annua sono state autorizzate ad aumentare le tariffe medie del 10%.