PESCARA - Il telefonino di Luciano D’Alfonso è un flipper: c’è l’incontro di sabato a Pescara con Enrico Franceschini da allestire, e lui chiama e risponde a questo e a quello. L’ex sindaco di Pescara è costretto in panchina dalla frequentazione dei tribunali, ma alla politica non rinuncia.
D’Alfonso, dunque potrebbe essere Raffaele Bonanni la carta del centrosinistra alle regionali di fine 2013.
«Ritengo Bonanni un punto fermo delle potenzialità sociali di cui dispone l’Abruzzo. Dovesse rendersi disponibile potrebbe aiutare molto questa regione nell’ottenere quello di cui necessita».
Sull’altro schieramento cresce Paolo Gatti. Di cui lei ha particolare stima, si dice.
«Il ministro regionale del welfare, come lo chiamo io, si è impegnato molto per portare qui da noi le politiche attive del lavoro di cui si parla in Europa. La questione dell’accesso al lavoro è centrale, servono strumenti innovativi, si potrebbe fare tanto e non si fa nulla, eppure gli strumenti ci sono».
Servono strumenti ma soprattutto servirebbe una classe dirigente, questione che si trascina irrisolta in Abruzzo.
«Un certo rinnovamento c’è stato, a me pare. Ma quel che serve è la conoscenza delle questioni e soprattutto la capacità di trovare soluzioni, di vedere oltre. Lungimiranza, questo si chiede ad una classe dirigente degna di questo nome. Io auguro all’Abruzzo una stagione di concreto regionalismo, nel senso di una comunità regionale che conti. E di un ente Regione conscio dei suoi poteri e della necessità di usarli insieme ad altri, non in solitudine: da soli si manda in giro gli assessori, uniti con le altre Regioni si difendono interessi comuni a Roma e Bruxelles. Per cambiare le cose conto sul protagonismo dei cittadini, del mondo associativo, dei portatori di ragioni sociali che si autogestiscono con la tecnologia e chiedono di cambiare le agende. I partiti devono saper intercettare e coagulare quanto emerge, e prefiguare soluzioni valide. Io conto molto, per il bene dei partiti, in quell’esperienza collettiva che sono le primarie delle idee e dei cittadini di buona volontà».
Servirà ben più della buona volontà per scuotere partiti troppo presi dalle loro beghe interne per tenere il passo dei problemi della gente. Elettori ed eletti sembrano entità distanti, poi non c’è da meravigliarsi se quella che viene definita antipolitica acquista consensi.
«In Abruzzo ci sono numeri che preoccupano: quelli delle persone in cerca di un’occupazione, quelli delle imprese che chiudono. In Abruzzo ci sono 137mila imprese, nelle Marche 220mila, ed è tutto dire. Una politica seria dovrebbe pensare a creare lavoro, a incrementare la natalità delle imprese. La riforma del titolo V della Costituzione dà poteri straordinari alle Regioni, poteri legislativi e amministrativi, ma l’80% delle Regioni li ha lasciati cadere. Qui da noi una legislazione innovativa è indispensabile. Pensiamo alle infrastrutture: venti anni fa andavano bene, ora non più, sono vecchie. Servono norme che consentano di cambiarle, trovando anche risorse nel privato. La Regione può mettere in campo molto, e non c’è da aspettare le elezioni. I poteri può averli, li ha».
Se li ha ma non li usa siamo sempre lì: non c’è una classe dirigente.
«La chiave per venir fuori dall’impasse è in tre parole: facilità, velocità, conoscenza. Facilità. Questa deve diventare la regione più facile d’Europa, la regione grazie alle cui leggi sarà facile intraprendere, facile spostarsi, facile curarsi, facile studiare. Ma servono leggi buone. Velocità. Velocità di curarsi: va rivista la filiera che va dalla persona-paziente all’ospedale, occorre allungarla, non è possibile che non ci sia nulla tra il paziente e l’ospedale. Velocità di spostarsi: i trasporti sono fondamentali altrimenti non muovi le merci, le persone, le idee. In Abruzzo si stanno perdendo troppi colpi, occorre accelerare, occorre che la Regione deve produca una legge obiettivo che fissi precisi tempi per tutto l’apparato pubblico su quanto va realizzato, responsabilizzando i funzionari che dovranno rispondere di ritardi, intoppi, tempi non rispettati. Conoscenza: il percorso di formazione personale di ogni giovane deve portarlo incontro alle opportunità di lavoro attraverso una reale valorizzazione. L’istituzione deve esserci, riempire i vuoti, non lasciare soli i ragazzi».
Un’istituzione così deve saper fornire leggi di qualità. Qui, invece, c’è una Regione che si trascina da anni con palliativi travestiti da soluzioni.
«La Regione deve essere più vicina ai cittadini e capire di cosa hanno bisogno e cosa sta cambiando. Per questo occorre scattare una nuova fotografia dell’Abruzzo, per scoprire cosa si muove e cosa va aiutato a muoversi. Penso ad esempio a città-distretto come Avezzano, Sulmona, Vasto, Ortona, sono una realtà urbana in crescita che la Regione deve sostenere con buone leggi che producano buone infrastrutture, buoni trasporti, buone opportunità per chi vuole investire e dare lavoro. Non si può perdere altro tempo».