ROMA Breve rinvio per il decreto sulla spending review. Il provvedimento - che di fatto si configura come una manovra correttiva per il 2012 e il biennio successivo - non è all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi. Ma il governo intende approvarlo all’inizio della prossima settimana, probabilmente martedì, dopo l’incontro con i sindacati previsto per lunedì.
Le grandezze finanziarie in gioco sono quelle già delineate nelle settimane scorse, ma proiettate su una dimensione pluriennale: i 4,2 miliardi di quest’anno, da ottenere su un periodo ormai di soli sei mesi, ne varranno 7-10 su base annuale per il 2013 e il 2014. D’altra parte l’aumento dell’Iva che il governo intende scongiurare dal primo ottobre si riproporrebbe dal gennaio 2013; per evitarlo serviranno ancora ulteriori risorse rispetto a quelle del provvedimento in arrivo.
Intanto però mentre il governo lavora a questo testo, incentrato sui risparmi di spesa studiati dal commissario Enrico Bondi, è all’esame della Camera il primo decreto, quello che prevedeva l’avvio del processo di revisione della spesa e la stessa nomina di Bondi. In quella sede è tramontata almeno per il momento l’ipotesi di imporre un tetto massimo (6.000 euro mensili) alla pensioni retributive. L’emendamento, presentato dal deputato del Pdl Guido Crosetto, aveva l’obiettivo di ridurre in particolare i trattamenti previdenziali degli alti dirigenti pubblici a riposo. Il governo ha dato parere contrario pur accettando di affrontare il tema durante la discussione di un altro provvedimento, il decreto legge sullo sviluppo (che per inciso dovrebbe apparire oggi in Gazzetta ufficiale).
Sempre alla Camera è emerso il problema finanziario causato da un altro emendamento, presentato invece dal Pd, che prevede l’applicazione dei nuovi criteri per gli appalti pubblici anche alle gare per le quali sono già state aperte le offerte. Secondo il ministero dell’Economia, questa procedura potrebbe provocare un contenzioso, con possibile danno per le finanze pubbliche fino a 1,2 miliardi. La proposta di modifica è stata per il momento accantonata in commissione, mentre ne è passata una in base alla quale gli organi costituzionali (Senato, Camera, Quirinale e Corte costituzionale) si adegueranno pur nella loro autonomia ai criteri di risparmio della spending review.
Tornando al decreto ancora da approvare, due capitoli centrali saranno quelli relativi a sanità e pubblico impiego. Dal primo dovrebbero arrivare 700-800 milioni ricavati dalla riduzione del Fondo 2012. Quanto agli statali, il pacchetto è ancora in via di definizione: tra le misure prese in considerazione il ricorso alla mobilità per il personale, la decurtazione dei buoni-pasto, il taglio delle tredicesime (forse una tantum per il solo 2012) ed anche una pesante riduzione dei permessi sindacali (dell’ordine del 30-50 per cento). Tutti temi che vedono in guardia i sindacati: Susanna Camusso ha definito «inaccettabili» i tagli. Il confronto, lunedì, sarà acceso.