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Pescara, 13/06/2026
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Data: 27/06/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Il Civis d'estate esce dal letargo e va un po' in giro per tenersi in forma. Un paio di autisti guidano a turno i 49 tram su gomma, pensionati e in quiescenza nel deposito

Il più delle volte, si tratta solo di un giro attorno ai capannoni. Ma in certi casi il viaggio si fa più lungo e i "Civis-pensionati" vanno persino a far benzina

Una passeggiata al mattino in cortile, una sgasata, una puntata fino al distributore per mantenersi in forma e fare il pieno di energia: la vita da Civis è quanto mai salutare. Detta in bolognese, una vera “bazza”. Ovvio, trattandosi di un pensionato-baby spedito “in quiescenza” ancor prima di cominciare a lavorare. Collocato a riposo sotto i capannoni del deposito “Due Madonne” e del “Caab”, il “tram su gomma”, già improbabile per definizione, deve sottoporsi costantemente a fisioterapia per non anchilosarsi gli assali, nella forzata immobilità da verdetto ministeriale. Sgranchire le ruote, far girare le bielle, snebbiare i fari, tener vive le batterie: sono queste le battaglie quotidiane del Civis oggi. Con buona pace per la guida ottica e la sua pretesa di correre per le strade di Bologna quasi scordandosi di avere un autista, agganciata con fiducia (cieca?) a una striscia bianca sull’asfalto.

Lo strano destino dei 49 fratelli figli di Irisbus poi ripudiati da “Tper” e quindi finiti nel brefotrofio bolognese, è affidato ora a un paio di autisti-balie spediti lì dal gruppo Fiat per gestirne il soggiornodegenza. Al fine di non farli arrugginire, a turno li guidano dando loro ogni volta l’illusione di poter finalmente entrare in servizio permanente effettivo. Invece tutto si consuma in mezz’ora di funzionamento tanto per ritardare il più possibile l’invecchiamento, come in un disperato combattimento contro i radicali liberi con
la sola arma della risicata ginnastica di una sgambata mattutina. Il più delle volte tutto si risolve in qualche giro attorno ai capannoni dei depositi dove i Civis stanno allineati per giornate intere come polli da batteria.

Fortuna vuole che qualche volta si aggiunga una variante, la qual cosa, messi come sono, rappresenta quasi un colpo di vita. Gli autisti conducono i Civis fino al distributore di gasolio per fare il pieno. Si tratta di un viaggio faticoso per mezzi parecchio sovrappeso (quasi 30 quintali) costretti a viaggiare a passo di ciclista spinti da un Diesel pur essendo nati per accelerare vivacemente grazie ai ben più potenti propulsori elettrici. Con il motore a gasolio, troppo piccolo per la mole che deve muovere, arrancano a non più di trenta chilometri orari superati da tutti: un vero e proprio intralcio sulla strada proprio come vecchietti urtati sui marciapiedi da passanti frettolosi. Il rombo della marcia imballata fa inoltre pensare all’affanno, al fiato corto di chi è sulle ginocchia minato dall’asma.

Dal deposito Due Madonne, i Civis-pensionati arrancano fino in via Mattei dove finalmente si riforniscono di carburante in vista di viaggi di puro diporto senza passeggeri, ma con un consumo pari a quello di un carro armato o di un Tir a pieno carico. L’ingordo filobus percorre sì e no un chilometro con un litro agognando ogni metro la sferzata d’energia di una linea elettrica a 750 Volts. Assetato, il mezzo raggiunge il distributore convenzionato in prossimità del ristorante “Totò e Peppino”, ragione sociale più che mai appropriata per una situazione che ha molto del comico. Fatto il pieno, il filobus ritorna a casa piano piano sempre col motore che pare urli di rabbia e di frustrazione nel ripetitivo viaggio che lo riconduce sempre al deposito. Nato con le credenziali dell’énfant prodige del trasporto pubblico, il Civis vede sciogliersi ogni giorno le speranze di prendere una linea. Anzi, per lui, la linea, sembra caduta per sempre.

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