Il vertice a Palazzo Chigi. I governatori a Monti: pronti a rivedere i livelli essenziali di assistenza. Mistero sulle Province
PESCARA - Brutte notizie dall’incontro tra il premier Mario Monti e i rappresentanti delle Regioni, ieri sera a Palazzo Chigi. Più che brutte, a dire il vero, si tratta di non-notizie, nel senso che Monti di fatto non ha risposto, ma quello che ha lasciato intuire non tranquillizza, anzi.
Diciamo che la serata già era iniziata maluccio, con i presidenti delle Regioni irritati per essere considerati dal premier meno dei segretari di partito, dei leader sindacali, dei presidenti di associazione. Per capirci, ecco Gianni Chiodi: «Le Regioni non sono parti sociali, sono una parte importante dello Stato. Vorremmo che il Governo lo ricordasse, che si confrontasse con noi».
All’uscita dall’incontro, il governatore abruzzese era meno arrabbiato ma, peggio, «desolato». Cos’era successo, nel salone di Palazzo Chigi? Era successo che i ministri tacevano, Monti ascoltava ma, alla fine, diceva poco e quel poco allarmava. «Un incontro assolutamente insoddisfacente», tuonava Luca Zaia, governatore veneto.
Il racconto di Chiodi: «Qui si prefigurano altri tagli per le Regioni, che hanno già tagliato tanto e sulle spese vive, mentre lo Stato non taglia nulla, parla solo di tagli alla spesa tendenziale. Tenete presente che l’Abruzzo è una delle quattro Regioni italiane con un avanzo di sanità, ma ci chiedono ancora sacrifici e chi ce li chiede è uno Stato che non taglia le sue spese, e potrebbe farlo». Tradotto? «Tradotto è che siamo a metà 2012 e non abbiamo ancora notizie del Fondo sanitario che era stato già discusso e diviso. Monti parla ancora di approfondimenti, ma noi dobbiamo andare avanti. E se si insiste con i tagli alla sanità, se si parla ancora di tagliare otto miliardi di euro beh, noi delle Regioni chiederemo di rivedere i livelli essenziali di assistenza, per forza. Non ce la facciamo. Abbiamo strappato l’impegno a non toccare per prima la sanità, perchè è realtà strategica per il Paese, ci sono altri settori su cui si può intervenire, ma poi questo impegno deve avere un seguito, altrimenti si dovrà rivedere tutto».
I governatori fanno capire di sentirsi di fronte ad un Governo bloccato, che ascolta ma che deve rispondere ad altri poteri, poteri europei, poteri che chiedono sacrifici oltre le possibilità delle Regioni. Se ne fa interprete ancora Chiodi: «Sì, pensiamo al trasporto pubblico locale. Un altro taglio e ci fermiamo. La Toscana l’ha detto chiaramente: se tolgono ancora soldi quella Regione non garantirà più il servizio, la gente resterà a terra. Come la mettiamo?». Già, come la mettiamo? Male, ci sembra. «E le Province? Le tagliano, non le tagliano, chissà. Noi Regioni con quali istituzioni locali ci dobbiamo rapportare?». Bella domanda, ma chi risponde?
Le Regioni, dice Chiodi, di idee ne avrebbero. «Abbiamo attuato la spending review, abbiamo studi per suggerire allo Stato dove tagliare, prendiamo decisioni. Se qualcuno volesse ascoltarci, una mano potremmo darla. Ma di tagli non ce ne debbono chiedere più». E invece li chiedono.