L'AQUILA - Bocce ferme nel centrodestra. Dal meeting di Dragonara non s'è mossa più foglia. Ci si era lasciati con l'impegno di «rivedersi a breve» per fare il punto della situazione: ricandidatura alla Regione di Gianni Chiodi, legge elettorale, listino sì listino no, ma «le amministrative di maggio hanno fermato tutto», dice il vice coordinatore regionale del Pdl Fabrizio Di Stefano.
E così i leader procedono in ordine sparso, lavorano sott'acqua: incontri, riunioni, ma sempre a due, massimo a tre. Ovviamente private. La ricandidatura di Chiodi, pure se fa storcere il naso a qualcuno, non pare in discussione. «Fare il contrario -dice Luca Ricciuti, consigliere regionale Pdl- sarebbe farsi male da soli e con l'aria che tira non è proprio il caso. Almeno su questo pare non vi siano fughe in avanti. Qualcuno scalpita? Pazienza. Chiodi ha i suoi difetti, ma all'attivo un bilancio positivo. E poi la gente lo conosce, il centrosinistra lo teme tanto che lo attacca un giorno sì e l'altro pure. Che si fa? Se ne trova un altro? Una possibilità, certo, ma soltanto teorica. E' fantapolitica. Appunto, ci faremmo male da soli». Ma sulle elezioni prossime venture, nel Pdl non c'è ancora una parola chiara. Di Stefano ha risposto così a chi glielo chiedeva: «Chiodi? Certo, lo ricandidiamo». Inafferrabile, invece, il coordinatore regionale, il senatore di Celano Filippo Piccone. E' introvabile, Piccone, ai suoi tre cellulari. Soltanto qualche considerazione sui social network, ma che non aiuta a capire. Si intuisce che è alle prese con grossi problemi, primo fra tutti la batosta alle amministrative dell'Aquila e di Avezzano. All'Aquila ha mandato allo sbaraglio Properzi con il partito ridotto al minimo storico. In Marsica non è riuscito a contenere la defezione del gruppo di Stati, padre e figlia, che gli hanno fatto perdere il controllo di gran parte dell'elettorato marsicano.
C'è poi la variabile Paolo Gatti, fortissimo nella propria constituency teramana, che si muove molto per conto proprio. Domenica chiamerà a raccolta a Roseto gli aderenti a Futuro In, associazione di amministratori moderati che fa capo a lui, e che da provinciale diventerà regionale. Con Gatti bisognerà fare i conti.
E Chiodi? Anche lui lavora in proprio. Squaderna nei convegni «i meriti della Regione», l'attivo di bilancio, il rientro dal debito della sanità, «la prossima riduzione delle tasse regionali a persone e imprese», mentre sta per essere approvata la nuova legge regionale che dirà addio al listino. Con Gatti tenta di stabilire un asse privilegiato. Lo stesso che vuole rinsaldare con Giorgio De Matteis, che cerca anche lui di riannodare i fili dell'elettorato moderato: non a caso è uscito dal recinto angusto del Mpa, ormai usurato, per portare i suoi dentro L'Aquila Città Aperta, che ha perso sì le amministrative all'Aquila, ma raccogliendo un numero soddisfacente di voti.
Resta il problema delle alleanze. «E' presto per farle -dice Ricciuti- le prossime elezioni politiche presenteranno un quadro del tutto diverso da quello attuale. E allora è illogico pensare di stringere patti adesso».