ROMA - Ci salva o ci affossa? Compare il Cavaliere nell’assemblea dei suoi parlamentari e non c’è nessuno dei presenti che non si stia chiedendo: Berlusconi è un trampolino o una zavorra? Trampolinisti e zavorristi (questi ultimi tendenza Alfano) sono due partiti nel partito, diviso in quindicimila parti, e non viene rivolta al vecchio zio o all’eterna risorsa quella standing ovation cui era abituato. «Chi considera Berlusconi un peso insostenibile la smetta di sussurrare questo pensierino, e abbia il coraggio di esprimerlo apertamente»: è il pensiero dell’ex ministro Rotondi. E Renato Brunetta, prima di non votare la fiducia a Monti che Silvio ha detto di votare: «Io sono berlusconiano doc, ma quanti di noi possono ancora definirsi tali?».
In questa folla di anime azzurre alla rincorsa di un senso o a caccia di un centro di gravità permanente (per dirlo alla Franco Battiato) o all’inseguimento di una netta volontà collettiva («Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi», cantava Lucio Battisti, non a caso amatissimo dai pidiellini), c’è chi parla come Matteoli che è voglioso di un Silvio più turgido e meno altalenante: «Ma che cosa vuole fare Berlusconi di questo governo? Perchè non lo dice chiaramente? Forse non lo sa nemmeno lui?». Daniela Santanchè, a metà pomeriggio sembra delusa e a chi le dice «hai visto che Berlusconi ha dato il sostegno a Monti?», lei replica: «Diciamo che gli ha dato il sostegnino». Ovvero: «La prossima settimana si riaprono i giochi». Una cosa chiara e netta (definitiva?) comunque l’ex premier la dice alle sue truppe sconcertate e divise: «Sono pronto a fare il ministro dell’economia in un governo di Alfano». Gioca? Fa sul serio?
Viviana Beccalossi, ex aennina bolzanina di rito larussiano, si sfoga così: «Berlusconi deve fare un passo indietro e non un passo avanti. E’ una persona generosa e ora deve mostrare la sua generosità lasciando ad Alfano la libertà di muoversi e di decidere. Non serve un predellino, occorre un partito». «Ma noi», è l’opposto pensiero di Giancarlo Galan, «abbiamo una Ferrari, perchè questo Silvio continua ad essere, e la vogliamo lasciare in garage? La verità è che, qui dentro, le candidature le fa Alfano e molti per ottenere un posto in lista fanno le fusa a lui. E’ l’italico tengo famiglia». Proprio Galan, ai tavolini del bar Giolitti, accanto alla sala della riunione, conversa in mattinata con Michela Vittoria Brambilla e Santanchè. Poi il terzetto si alza e la pasionaria Daniela (a cui più tardi toccherà di sentire che le liste come quella che vorrebbe fare lei sono «arlecchinate» secondo il Cavaliere che sostiene di non averle mai autorizzate), spiega: «Soltanto Silvio è capace di capire e di interpretare Silvio».
A Brambilla, intanto, due animalisti come lei hanno messo tra le braccia un orsacchiotto di peluche lungo via Uffici del Vicario, e la Rossa del movimentismo azzurro per un attimo parla del vivente non umano (come lo chiamò con una formula proverbiale il vecchio Pietro Ingrao). E Berlusconi? «Dobbiamo trattarlo come una specie preziosa e protetta». Condivide Mario Pepe, insolitamente poetico: «I politici veri appartengono alle cose che crescono e non alle cose costruite a tavolino. Come sono molti di quelli, specialmente ex ministri, che pensano di poter fare a meno del loro inventore».
I pidiellini volevano parlare, parlarsi e sfogarsi, nella riunione di ieri, non lo hanno potuto fare, ci sono restati un po’ male di fronte al revival del one man show ma non è il momento per lo sfogatoio pubblico, visto che ci sono quattro fiducie da votare a Montecitorio e l’Europa sta crollando. A parlare, e neanche tanto, oltre ai due capigruppo è appunto l’ex premier. Dice ok alle primarie e a Alfano, «ma io resto a disposizione del Pdl». Quanti si preoccupano per questo annuncio (nonostante le rassicurazione di Maria Rosaria Rossi che sta sempre al fianco del leader e ha avvertito: «Tranquilli, non si ricandiderà premier»)? E quanti gioiscono? La senatrice Cinzia Bonfrisco non ha dubbi: «Siamo più forti con un padre forte. Non sempre i padri forti sono ingombranti, e comunque noi dobbiamo essere una famiglia allargata». L’idea di allargarla a Casini piace ancora a tanti di loro, qualcuno soffre per le aperture di Pier al Pd ma il Cavaliere rassicura: «Se lui va con la sinistra, si porterà soltanto il 10 per cento dei voti dell’Udc». Ma anche questa, nella lunga giornata delle incognite, naturalmente appartiene alla sfera del chissà o dei wishfull thinking.