MILANO Della canottiera, rigorosamente bianca e a spalline larghe, ne ha fatto il suo simbolo. Segno distintivo della razza padana, gente semplice e senza fronzoli. Le foto immortalano Umberto Bossi su una spiaggia della Costa Smeralda in canottiera, sui verdi prati del Cadore in canottiera. E la Lega, hanno scoperto con stupore gli investigatori, ne finanziava il ricambio. L’inchiesta sui bilanci di via Bellerio, secondo gli inquirenti ritoccati per accedere ai rimborsi elettorali, riserva nuove sorprese. Ovvero le ricevute sequestrate durante le ultime perquisizioni, ora catalogate dagli investigatori e consegnate ai periti che le stanno esaminando. Una miniera di pezze giustificative dalle quali emerge che dalle casse del movimento non attingevano solo i figli Renzo e Riccardo per corsi di laurea, hobby e spese mediche, ma anche il Senatur. Che a carico della Lega ha provveduto a rifarsi il guardaroba, comprare gioielli e acquistare fiori.
Allo studio dei magistrati c’è la contabilità 2008-2011 sequestrata al partito e all’ex tesoriere Francesco Belsito. Le movimentazioni di cassa di questi quattro anni ammontano a 3,8 milioni di euro, ma figurano giustificativi solo per un terzo delle spese, la maggior parte delle quali è avvenuta in contanti. I pm di Milano che si occupano dell’inchiesta hanno ricostruito la destinazione di un milione e 267 mila euro, somma usata per svariati acquisti a fronte dei quali non sempre fanno riscontro regolari ricevute bensì foglietti volanti con cifre scritte a mano. Ecco allora che alla generica voce «abbigliamento» la contabilità della Lega registra 24.000 euro per «Umberto Bossi» o «x Capo». In questa categoria figurano capi intimi come canottiere e pigiama, vestiti vari e un completo elegante, abito che il Senatur indossa d’abitudine nelle occasioni istituzionali. La lista comprende poi «gioielli» per 2.200 euro e «fiori» per 7.400 euro. C’è quindi un abbonamento alla tv Sky del 2008: 612,70 euro versati a Gemonio da Maura Locatelli, la storica segretaria di Bossi. Seguono gli esborsi per i figli. Per l’università di Riccardo Bossi sono stati rinvenuti due bollettini postali pagati nel 2009, relativi all’anno 2008-2009, da 690 e da 2.723 euro. Nel 2008, per il leasing di una Bmw in uso al primogenito, risultano pagati canoni per 15.850 euro. Che la famiglia Bossi attingesse ai fondi di via Bellerio come a un bancomat personale pare fosse cosa nota fra gli amministratori. Come emerge da una conversazione dello scorso 8 febbraio fra la dirigente Nadia Dagrada e Belsito, che risponde a un numero della Camera dei deputati. La Dagrada consiglia all’ex tesoriere le «strategie da assumere in occasione dell’appuntamento» imminente con Umberto Bossi. E suggerisce ciò che Belsito deve dire: «Capo, io ti rammento solo una cosa. Che in questi anni ho dovuto tirar fuori, su vostra richiesta, per tua moglie, per Riccardo, per Renzo, delle cifre che se qualcuno va a metterci mano fa... Tu gli devi spiegare, che tu vuoi proteggere lui e se altri vanno a vedere queste cose... eh, lui è nei guai. Ma quelle sono cifre, cioè, o tuo figlio lo mandavano in galera...». Intanto prosegue l’analisi dei bilanci del Sinpa, il sindacato padano guidato da Rosi Mauro. Gli inquirenti attendono dagli istituti di credito la lista dei beneficiari degli assegni emessi dall’organizzazione dei lavoratori, dato che nella maggior parte dei casi non vengono specificati.