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Data: 27/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’Antitrust: non ascoltare le sirene del protezionismo

ROMA La storia dimostra che la concorrenza è «motore di crescita», e non il contrario, scandisce Giovanni Pitruzzella nella sua prima relazione annuale in Parlamento. Non bisogna ascoltare «le sirene del protezionismo» che in tempi di crisi si fanno più forti. Il giurista palermitano è dal novembre scorso il nuovo presidente dell’Antitrust, l’autorità garante della concorrenza. «Dal tunnel si può uscire», ha detto ieri al Senato, ma non certamente giustificando con uno sguardo miope il protezionismo, e l’ammorbidimento dei vincoli antitrust nell’illusione di mettere al riparo imprese in difficoltà. Così alla fine perdono tutti, consumatori in primis.
Per dare fiato alle aziende gli Stati Uniti lo hanno fatto nel 1933, negli anni della Grande Depressione. La Corte Suprema autorizzò un cartello di crisi fra produttori di carbone, e con il National Industrial Recovery Act furono esentate dalle norme antitrust tutti gli accordi economici fra imprese di uno stesso settore, se approvati da un’autorità indipendente. Il risultato fu devastante. «La legittimazione dei cartelli di restrizione dell’offerta e di fissazione dei prezzi al di sopra del valore di mercato, unita a una politica fiscale penalizzante per l’industria, fu accompagnata dai più alti e persistenti tassi di disoccupazione che l’economia americana avesse mai sperimentato».
Per questo Pitruzzella rilancia. Entro metà luglio Alitalia deve presentare all’Antitrust il piano per superare la propria posizione monopolistica sulla Roma-Milano. Più mercato serve anche nel trasporto ferroviario, altro settore nel quale «la concorrenza è ancora insufficiente». Sulle professioni non vanno fatti passi indietro, dice il garante, esprimendo «preoccupazione» per la riforma dell’ordine degli avvocati. E particolarmente forte è l’allarme su Google che «potrebbe diventare presto monopolista nel mercato della raccolta pubblicitaria». In tutti questi campi serve più concorrenza, più mercato. Bisogna togliere i «tappi» che frenano la ripresa economica.
Lo strapotere di Google è una vera minaccia, dice il garante. Nei prossimi mesi l’Antitrust potrebbe dedicare un approfondimento d’indagine proprio sul suo peso nel mercato italiano. Mentre la Commissione Ue sta già svolgendo un’istruttoria per abuso di posizione dominante a livello europeo. In assenza di regole adeguate il colosso di internet rischia infatti «di marginalizzare l’industria editoriale e il pluralismo informativo». L’allarme è condiviso dal presidente di Telecom, Franco Bernabè, mentre la stessa Google in una nota scrive che «quello della pubblicità è un settore altamente competitivo e in continua evoluzione».
Pitruzzella dice con le liberalizzazioni le utilities locali verrebbero messe in condizione di svolgere un ruolo molto più importante nello sviluppo del paese. E promuove la separazione tra Snam ed Eni, con il passaggio della proprietà della rete alla Cassa depositi e prestiti. Ma sulle modalità di attuazione di questa novità stabilita nel decreto Cresci Italia, uno dei primi provvedimenti del governo Monti, l’Antitrust è intenzionata a vigilare attentamente. Anche perché, spiega Pitruzzella, «sarà necessario valutare con attenzione i legami anticompetitivi che si dovessero creare fra le società facenti capo alla Cassa, soprattutto nel settore del gas».
A commentare i rilievi sull’insufficiente concorrenza nelle ferrovie sono intervenuti il presidente delle Ferrovie, Mauro Moretti, per il quale «le regole ora ci sono, e si stanno aspettando i concorrenti», e l’omologo di Ntv, il contendente privato, Giuseppe Sciarrone, per il quale «ci sono resistenze e difficoltà che vanno superate, ma l’importante è non fermarsi».
Nella sua attività ispettiva da gennaio del 2011 a maggio scorso l’Antitrust ha irrogato multe per 160 milioni di euro. Nove società sono state sanzionate per aver fatto cartello, quattordici per abusi di posizione dominante e sette in materia di concentrazioni.

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