Il codice penale non è l’unico metro per misurare un pasticcio come la filovia. Dietro un’opera pubblica arrivata al traguardo senza mai essere passata sotto lo striscione del via (anche con la maiuscola se preferite) possono non esserci reati. Ma vizi amministrativi anche gravi, probabilmente insanabili, sì e questo è il motivo che ha spinto la Procura a inviare alla Regione una copia della consulenza tecnica sul progetto del filobus sulla strada parco. L’inchiesta della squadra mobile non ha trovato per il momento pistole fumanti, ovvero indizi di reati dietro il mega investimento pubblico per trasformare l’ex tracciato ferroviario in un asse della mobilità alternativa.
I consulenti del Pm, però, hanno evidenziato il peccato originale del progetto: la Regione ha sbagliato ad escludere la necessità di valutazione di impatto ambientale, la famosa Via, per quest’opera. E oggi, con quasi 200 pali dell’elettrificazione già installati lungo i pochi chilometri del primo lotto, due sottostazioni elettriche praticamente costruite e soprattutto uno dei costosissimi Filò già consegnato alla Gtm, il progetto deve ricominciare il suo cammino dalla scena prima, tornando martedì prossimo all’esame del Comitato Via della Regione. Per paradosso, se ne dovesse dichiarare l’incompatibilità ambientale il cantiere potrebbe bloccarsi.
Nel caso più estremo, impresa e stazione appaltante, la Gtm di Pescara, potrebbero essere anche invitate a ripristinare lo stato dei luoghi, aprendo in qeusta storia anche un filone di responsabilità contabile. Esiste, però, anche la possibilità che la Regione confermi l’orientamento del 2008, nessuna necessità di valutazione di impatto ambientale, o se la cavi pilatescamente con una sanatoria. Soluzioni piuttosto ardite, però, con gli occhi della Procura addosso.
Il punto fermo del momento è che l’operazione Filò si sta rivelando un pasticcio amministrativo e che le forzature denunciate via via dai comitati dell’opposizione popolare, dalle associazioni ambientaliste e dai partiti di centrosinistra (più chiaramente da quando sono in minoranza, per la verità) cominciano ad incontrare conferme autorevoli. Tanto che Marinella Sclocco, consigliere regionale del Pd, solleva dubbi sulla fattibilità dei successivi lotti della filovia, i più impegnativi sul piano progettuale perché andranno individuati i tracciati all’interno del tessuto urbano, e torna a chiedere la rimodulazione del fondi Fas già accantonati: «Potrebbero servire più utilmente per risolvere il problema del porto», dice. Più duro Stefano Casciano, segretario cittadino dei democratici: «Nel 2008 la Gtm si presentò al tavolo tecnico con gli avvocati e l’anno scorso organizzò incontri-contentino per zittire la cittadinanza che denunciava irregolarità. Questa amministrazione si conferma autoreferenziale e arrogante, non risparmiando l’ennesima brutta figura a Pescara».