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Pescara, 13/06/2026
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Data: 28/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tra contestazioni e gaffe, la giornata nera per Fornero. Il ministro: «Il lavoro non è un diritto». Poi la marcia indietro

Scontri tra i manifestanti che contestano le misure approvate e le forze dell’ordine

l ministro fugge dalle proprie parole appena rilasciate al Wall Street Journal - «Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato» - e poi vedendo il brutto effetto provocato sostiene di non averle espresse mai. Intanto va agli Stati generali del sociale, in viale Manzoni, e per poco non viene raggiunta dalle zucchine, dai pomodori, dalle uova che gruppi di manifestanti lanciano oltre il cordone dei poliziotti. In città, al suo passaggio, le viene srotolato davanti agli occhi uno striscione che dice: «Monti, Fornero, Roma vi rimbalza». Anche se il premier è incolpevole per le esternazioni di Fornero - anzi più volte le ha chiesto maggiore cautela espressiva - e tutti i sindacati ce l’hanno con lei e non con lui. Davanti a Montecitorio, mentre Elsa la vincitrice dimezzata è in aula, compare un cartellone contro di lei: «Basta succhiare il nostro sangue».
Giornata di trionfo parlamentare, per la ministra-maestrina, ma che giornata nera. Intitolabile, anche se non è un bel film, tutti contro Elsa. Nell’intervista al quotidiano americano, Fornero è la donna forte che sfida da sola l’italico conservatorismo e proclama da pasionaria senza macchia e senza paura: «L’attitudine delle persone deve cambiare, e noi proteggiamo non loro ma i loro posti di lavoro». Che donna tosta. Poche ore più tardi però, pur senza trasformarsi in quella «fontana che piange» (come la definì Gianfranco Polillo quando lei si commosse parlando della riforma delle pensioni e ieri l’unico che l’ha difesa è stato proprio quel sottosegretario che la offese), la ministra maestrina corregge se stessa o meglio, per dirla in linguaggio forneriano, invece di «cambiare l’attitudine» degli italiani cambia l’attitudine dei propri convincimenti precedenti. Infilandosi da professorina («Io sono un professore dell’università di Torino, non una professorina», ha sempre tenuto a precisare) in una diatriba accademico-linguistica con il giornale statunitense. «Non ho mai messo in discussione il diritto al lavoro», è il suo dietrofront: «Ho soltanto fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato». Chi ha ragione: i professorini della stampa d’Oltreoceano o la maestrina dell’autocorrezione e dell’autolesionismo?
Poteva essere il suo trionfo quello di ieri, e invece è riuscita a guastarlo. Attirandosi per esempio le ironie della Lega, che pure avrebbe assai poco da ridere dopo le vicenda delle canottiere del Bossi comprate con i soldi pubblici. «Il lavoro è un diritto», le ricorda il senatore lumbard Gianvittore Vaccari: «Il ministro Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?». E proprio ieri, come se non bastasse, arriva la notizia che la mozione di sfiducia anti-Fornero, presentata dal Carroccio e dall’Italia dei valori, verrà discussa e votata in Parlamento tra pochi giorni: il 4 luglio. Un’altra tegola.
Il dubbio se Elsa ci è o ci fa non smette insomma di serpeggiare dentro e intorno al Palazzo. Dove ieri, sia a destra sia a sinistra, ci si è esercitati a ricordare le varie gaffe di Fornero. Come quella, a proposito della riforma degli ammortizzatori sociali: «Fino a quando i sindacati restano nella trincea del no, perchè dovremmo mettere una paccata di miliardi in questa riforma?». Poi il ministro si scusò. E le parole spericolate sul posto fisso che non c’è più? E quando disse che l’«articolo 18 non è un totem?» (in realtà voleva dire non è un tabù)? Quando si è soffermata sulla «possibilità di licenziare nella pubblica amministrazione», Patroni Griffi (il ministro cui spetta questa materia) non ha condiviso e i sindacati le hanno risposto: «Fornero non ha chiaro il titolo del suo ministero. E’ quello del Lavoro, non quello dei licenziamenti».
Intanto la riforma è passata, come è giusto che sia. Ma senza le scivolate e gli autogol di Elsa, la partita sarebbe stata migliore.

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