ROMA La riforma del mercato del lavoro è legge. La Camera ha approvato senza modifiche il provvedimento già passato al Senato. Ci sono voluti ieri quattro fiducie e un voto finale complessivo che ha, però, reso chiara l’ostilità di quasi metà dei parlamentari Pdl che non hanno votato la riforma. Provvedimento che ha immediatamente ricevuto l’approvazione del presidente della Commisione europea, Barroso. Ma ieri il ministro Fornero è stata protagonista di una gaffe che ha scatenato furiose polemiche. In un’intervista al Wsj ha detto che «il lavoro non è un diritto e l’attitudine della gente deve cambiare: il lavoro non è un diritto, va guadagnato». Contro il ministro si sono espressi duramente Idv, Lega, Sel e FdS. A colpi di voti di fiducia (4) la Camera ha dunque approvato la riforma (via libera con 393 sì) tra mugugni e mal di pancia nella stessa maggioranza. Ben 74 deputati del Pdl a vario titolo non l’hanno votata. Fornero ha ammesso la necessità di un «monitoraggio scientifico» per poter «correggere le norme». Quelle promesse da Monti ai partiti in cambio dell’approvazione. La riforma piace al presidente Barroso che ha espresso «forte soddisfazione» per una riforma che «manda un segnale forte della determinazione dell'Italia ad affrontare i seri problemi strutturali che hanno a lungo impedito al Paese di raggiungere il suo pieno potenziale». Ieri è stata giornata anche di proteste. La Cgil ha proclamato scioperi e promosso manifestazioni. Cinquecento lavoratori hanno bloccato lo svincolo della Torino-Chivasso mentre un presidio si è svolto in piazza Montecitorio. Le nuove regole prevedono licenziamenti più facili e reintegri più difficili, contratti a tempo, nuovi ammortizzatori sociali e salario base per i lavoratori subordinati. L’articolo 18 è stato ridimensionato con l’addio al reintegro automatico in caso di licenziamenti per motivi economici. Al posto del reintegro, in alcuni casi, andrà un risarcimento. In caso di licenziamenti disciplinari il giudice perderà gran parte delle prerogative precedenti. L’altro pilastro è l’Aspi, un’assicurazione che partirà nel 2013 e sostituirà a regime (dal 2017) le indennità di mobilità e disoccupazione. La riforma varata dal Parlamento raddoppia, portandola da sei mesi a un anno, la possibile durata del primo contratto a tempo determinato senza causale, ma incrementa il periodo di stop obbligatorio tra un contratto e l'altro (a meno di specifici processi organizzativi). Vengono inoltre stabiliti un salario base per i collaboratori sulla base dei contratti nazionali, insieme a un'indennità di disoccupazione una tantum. Limiti vengono posti anche al ricorso agli apprendisti. Contro la riforma Idv e FdS raccoglieranno firme per un referendum abrogativo. Il 4 luglio la Camera voterà la mozione di sfiducia di Idv e Lega contro Fornero. E ieri Bankitalia ha confermato in un suo rapporto che «le opportunità di lavoro per le fasce d’età più giovani continuano a deteriorarsi in tutte le regioni». Nel Mezzogiorno però il tasso di disoccupazione degli ultratrentenni «è oltre il doppio di quello complessivo».