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Pescara, 13/06/2026
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Data: 28/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«In aula anche ad agosto no» scontro sulle ferie dei deputati. Cicchitto e le minacce di crisi, il web protesta. Fini: se serve si sta qui

ROMA - Paura, spavento, choc. Più o meno dissimulati - da parte dei deputati a rischio di saltare le vacanze - nell’enfasi dello spirito di sacrificio. Dobbiamo lavorare anche ad agosto? Lavoreremo, dicono in coro bipartisan, nella speranza che l’anti-politica smetta di trattarli come fannulloni. Occorre convertire 13 decreti legge entro la fine di agosto, avverte il governo, e la Camera si trasforma in una valle di lacrime e in un’orchestra (chissà quanto sincera) che canta il «noi ci saremo!». La settimana di ferragosto, giusto il tempo per addentare un onorevole cocomero, è salva ma il prima e il dopo per i deputati vogliosi di relax («Ma lasciamoli in ferie per sempre», è il grido dilagante su Twitter) rischia di diventare un supplizio lavorativo. Gianfranco Fini dà il triste annuncio: «Siamo pronti a lavorare in notturna e ad agosto». Perchè lo vuole il governo. Perchè lo vuole la necessità. Perchè lo vuole anche l’onda gigante della polemica anti-casta? Dopo che l’altro giorno il capogruppo pidiellino Cicchitto ha accusato il governo di costringere i deputati a stare in aula anche ad agosto per smaltire tutti i provvedimenti restati in sospeso (in questo caso, «trovatevi un’altra maggioranza»), il web si è scatenato. E’ partita una cliccatissima petizione: «Non permettiamo che l’esecutivo chiuda per ferie e vada in vacanza con tutti i parlamentari». E sono fioccate ironie, di questo tipo: «Ogni volta che Cicchitto apre bocca, in cielo cinque stelle saltano di gioia come grilli». Oppure: «Se esiste una giustizia divina, Cicchitto deve trascorrere il 15 agosto dentro una Panda senza aria condizionata sulla Salerno-Reggio Calabria».
«Qui si sta esagerando con l’anti-politica», ha osservato ieri, alla buvette di Montecitorio, Pier Luigi Bersani. E aggiunge: «Lavoreremo ad agosto, finchè c’è da lavorare, ma non esageriamo. Abbiamo tutti famiglia e figli». Probabilmente si riuscirà a ritagliare per le ferie solo i secondi dieci giorni di agosto, e dal 20 di nuovo al chiodo. Bei tempi insomma quelli in cui per un mese niente Palazzo, e con tanto di diaria per le sedute delle commissioni che invece restavano ferme. Ieri, dal cortile di Montecitorio, sono partite numerose telefonate dolenti degli onorevoli ai propri familiari: «Non è detto che quest’estate si parte». Ecco, voglia di sacrificio (Casini è assai netto su questo: «Altro che vacanze, per me si può rimanere alla Camera pure a ferragosto!») mista in alcuni a indignazione contro chi, fuori dal Parlamento, sta usando il tema ferie come nuova clava. «Tempo fa scrissi un libro intitolato proprio i faraoni - racconta il deputato pidiellino Giancarlo Mazzuca - ma adesso i parlamentari non sono certo degli imperatori egiziani». I deputati del Pd si affollano intorno al capogruppo Franceschini: «Dario, abbiamo le vacanze oppure no?». Gentiloni: «Io ho prenotato una partenza per il 10 agosto. Ma....». Scherza Paola Concia: «Non potrò andare da mia moglie, in Germania. A meno che non chiedo alla Merkel di dire a Monti di darmi una deroga per un micro viaggetto». Il berlusconiano Luca D’Alessandro ce l’ha con gli anti-casta: «Tra un po’ introducono il reato di mandato parlamentare. Adesso si parla di vacanze, la prossima volta chissà che cosa s’inventeranno». Mario Pepe: «Tanto, tra un po’, gli italiani ci manderanno in vacanza per sempre». Un altro pidiellino, Guido Viceconte: «Se avremo qualche giorno io farò un giro sui monti della Basilicata in groppa a un asinello. Qui, le barche non le ha più nessuno».

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