«Folclore locale». Non usa mezzi termini, Sergio Marchionne, per commentare la sentenza con cui il Tribunale di Roma ha imposto alla Fiat di assumere 145 lavoratori con tessera Fiom a Pomigliano ritenendo l’azienda colpevole di discriminazione. «Questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, a quanto ne so spiega ha spiegato l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler durante l’inaugurazione dello stabilimento di Changsha, nella Cina Meridionale, dove in joint venture con la Gac verrà realizzata la “Viaggio” -. Focalizzare l’attenzione su questioni locali, ignorando il resto, è attitudine dannosa. E’ un evento unico che interessa un Paese, che ha regole particolari, folcloristicamente locali».
Questo non significa, naturalmente, che Fiat ignorerà la sentenza, anche se farà appello. «Nel corso della sua storia, Fiat ha sempre rispettato la legge e continueremo a farlo. Fiat rispetterà la decisione del tribunale come ha sempre fatto. La decisione è in mano al nostro staff legale, presenteremo appello. Non importa quello che penso io». Poi però aggiunge: «Tutto diventa puramente italiano, facendo diventare le cose difficili da gestire. Non ho mai visto nei miei viaggi in Cina, negli Usa o altrove, qualcuno interessato a questa decisione, nessuno che fa la fila per venire a investire in Italia. Non credo che cambierà nulla, renderemo solo più complesso l’ambiente italiano». Dichiarazioni che scatenano inevitabilmente duri commenti, soprattutto a sinistra (Pd, Sel e Rifondazione), e da parte dell’Italia dei Valori. Caustico il segretario della Fiom, Maurizio Landini: «Qualcuno spieghi a Marchionne che in Italia esiste la Costituzione».
In Cina Marchionne ha annunciato che la quota di Fiat in Chrysler salirà di un altro 3,3%. Oggi la Fiat detiene il 58,5% di Chrysler, la quota salirà al 61,8%. Il resto è controllato dal fondo pensioni Veba: il Lingotto potrà rilevare ogni sei mesi, entro il 30 giugno 2016, parte di quella quota. L’operazione dovrebbe concludersi entro la prossima settimana. Lo stabilimento di Changsha, ha spiegato l’ad «ha l’architettura globale di Fiat e Chrysler, può fare auto per tutto il mondo, anche per l’Europa e gli Usa». Certo, in Cina c’è ancora parecchio lavoro: «Siamo arrivati troppo tardi», ammette Marchionne. Che fa serenamente autocritica. «Non incolpo nessuno per il ritardo con il quale siamo venuti in Cina: è colpa mia. Ho rimpianti, ma non c’è nulla da fare. Sono venuto nel 2004, ma non sono riuscito a trovare la strada per ripartire».
E anche a Changsha arriva l’eco del vertice europeo. «C’è la concreta possibilità che l’euro imploda. Non sono né pessimista né ottimista, ma incredibilmente speranzoso. Sono d’accordo con Monti sul fatto che questi negoziati sono molto delicati. Chi pensa che quello che sta avvenendo riguardi solo l’Europa sottostima il livello di interconnessione dei mercati. Ognuno deve fare una scelta molto netta sul tipo di mondo al quale vuole appartenere. Non possiamo appartenere a un’Europa unita se vogliamo giocare solo con le regole dei singoli paesi: serve un trasferimento di sovranità a un ideale più vasto che permetta all’Europa di funzionare. Dobbiamo essere molto seri, perché è quanto bisogna pagare per la sopravvivenza dell’euro e dell’Unione europea».