Monti imita Balotelli e fa gol alla Germania. Il premier al vertice europeo ha incassato un successo concreto, non un lustrino da esibire nei cocktail con gli ambasciatori e i ministri. La Borsa l’ha salutato con un rally storico in una seduta (+6,6%), il dodicesimo di sempre, mentre lo spread btp-bund è sceso a 421 punti. Non mi illudo, i mercati finanziari restano nervosi, dominati da ondate di irrazionalità, ma è un segnale di fiducia. Il premier ha giocato una partita finissima: ha preparato come uno sherpa il terreno, durante il vertice a quattro di Roma con Merkel, Rajoy e Hollande, poi a Bruxelles ha sfoderato una fermezza che ha preso in contropiede i tedeschi e convinto gli spagnoli e i francesi a tenere la posizione. Alla fine, il Muro di Berlino ha ceduto e il varo di un meccanismo per frenare la corsa dei tassi di interesse sul nostro debito pubblico è diventato un fatto reale. Funzionerà? La prova l’avremo quando sarà necessario usarlo, ma per la prima volta, dopo venticinque vertici inutili, ai mercati è stato trasmesso un segnale chiaro: se un Paese finisce nella morsa della speculazione, scatta un meccanismo di solidarietà e garanzia. Incassati anche gli applausi della Casa Bianca, Monti ora torna ai «compiti a casa». Chi aveva scommesso sulle elezioni anticipate ha commesso uno strafalcione politico. Il governo è rafforzato e Monti è un punto di riferimento del nuovo equilibrio europeo scaturito dopo le elezioni in Francia. Non so se Berlusconi abbia mai accarezzato l’idea del voto anticipato, ma so per certo che intorno a lui abbondavano le sirene. Ingannatrici. Si voterà nel 2013. Stesso errore hanno commesso quanti nel Pd suggerivano a Bersani di andare a vedere le carte e cambiare cavallo a Palazzo Chigi. I democratici hanno sottovalutato Monti. L’unico che ha azzeccato la mossa è stato Pier Ferdinando Casini che ha sostenuto il governo senza mai tentennare e cambiare linea. La capitalizzerà? Vedremo. Al posto di Berlusconi e dei vertici del Pdl farei una riflessione sulla linea tenuta in queste settimane e sul da farsi nei prossimi mesi. Puntare la fiche sul fallimento a Bruxelles, appoggiare la deriva «no Euro» e «new Lira», lasciare in un limbo la riforma elettorale innescando la giusta reazione di Napolitano, vagheggiare la liquidazione del partito per avventurarsi nel marasma delle liste civiche e ciniche, non è stato un buon affare. Così consegnano Monti alla sinistra. Tutto avviene come se il crollo alle amministrative non fosse stato una lezione sufficiente: gli elettori del centrodestra non hanno votato a sinistra, si sono astenuti. Ma non sono dei bevitori incalliti di pozioni miracolose, sono cittadini in attesa di serietà e responsabilità.