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Pescara, 13/06/2026
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Data: 30/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Asse Italia-Spagna-Francia: sì allo scudo per lo spread. La soddisfazione di Monti: ma noi non chiederemo aiuti

Via libera al piano per la crescita. Tensione con la Germania

BRUXELLES - Di fronte al rischio di un'implosione della zona euro, i leader europei hanno trovato un accordo per permettere al Fondo salva-Stati di intervenire nei mercati dei bond a sostegno di Italia e Spagna e di ricapitalizzare direttamente le banche, una volta che la supervisione bancaria sarà passata alla Banca centrale europea. Il compromesso è arrivato alle 4 e 20 del mattino, dopo una maratona di più di 13 ore, con momenti di alta tensione per la minaccia italiana e spagnola di non permettere l'approvazione del Patto per la crescita. L'accordo sulle misure urgenti per stabilizzare i mercati «è il primo passo per rompere il circolo vizioso tra le banche e i debiti sovrani», ha detto il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Ma i 17 membri dell'euro sono già divisi sui dettagli del meccanismo anti-spread. Per il presidente del Consiglio, Mario Monti, «non c'è la Troika Commissione, Bce e Fondo Monetario Internazionali». Per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ci saranno condizioni e un «monitoraggio».
Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha ricordato che «l'utilizzo dell'Esm o dell'Esfs (il Fondo salva-stati permanente e quello temporaneo, ndr) avverrà secondo le linee guida di questi meccanismi». Per Draghi, «è essenziale che ogni intervento sia accompagnato da una stretta condizionalità per essere credibili». Secondo l'accordo, non ci sarà l'imposizione di un nuovo programma di austerità e riforme per i paesi che già rispettano le regole europee. Il paese che farà richiesta di un intervento anti-spread, dovrà firmare un memorandum di intesa e accettare una missione di monitoraggio di Commissione e Bce, ma senza il coinvolgimento del FMI. Un nuovo braccio di ferro sui dettagli dell'accordo potrebbe prodursi all'Eurogruppo del 9 luglio. Italia e Spagna hanno comunque chiarito che «per ora» non intendono ricorrere alle misure urgenti per la stabilità finanziaria.
Diplomatici e osservatori parlando di una «svolta», con Berlino che ha accettato soluzioni pragmatiche per il bene dell'euro. Per il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, sono state prese «decisioni che erano impensabili solo alcuni mesi fa». La concessione maggiore di Merkel è stata sulla Spagna, che potrà chiedere al Fondo salva-Stati di ricapitalizzare direttamente le banche senza appesantire il suo debito pubblico. In cambio, la cancelliera ha ottenuto l'avvio di una Unione bancaria, con il passaggio della sorveglianza sulle banche sistemiche dall'Autorità Bancaria Europea alla Bce. Per la Spagna, un'altra misura positiva è la fine dello status di creditore privilegiato per il Fondo Esm.
«Nessuno dovrebbe dire ho vinto o ho perso», ha detto il presidente francese, François Hollande: «In gioco c'era l'Europa ed è l'Europa che ha vinto. La zona euro è stata rafforzata e questo era il solo obiettivo». Dopo il via libera sul meccanismo anti-spread, i leader hanno formalmente adottato il Patto per la crescita. Grazie a un aumento di capitale della Bei, il lancio dei Project Bond e la riprogrammazione dei fondi strutturali, la Ue spera di mobilitare risorse per 120 miliardi. Dopo un lungo negoziato, è stato trovato un compromesso anche sul brevetto europeo, da cui però Italia e Spagna hanno deciso di rimanere fuori per protestare contro il regime linguistico che privilegia Regno Unito, Germania e Francia. Sulla Tobin tax i 27 hanno preso atto della mancanza di un accordo unanime, lasciando la porta aperta a una cooperazione rafforzata. Finora solo 9 paesi si sono detti interessati, mentre l'Italia non ha sciolto la sua riserva. I 27 hanno chiesto a Van Rompuy di continuare a redigere una «road map» per la zona euro del futuro: «Una tabella di marcia specifica e circoscritta nel tempo per la realizzazione di un'autentica Unione economica e monetaria». Non si escludono modifiche dei trattati, ma tra i 17 dell'euro ci sono «diverse opinioni», riconoscono le conclusioni del Consiglio europeo. «Una relazione intermedia sarà presentata nell'ottobre 2012 e una relazione finale entro la fine dell'anno».

«Nessuna polpetta avvelenata, qui più dialogo che con le parti sociali»

E comunque, se dovessimo mai ricorrere al meccanismo anti-spread messo a punto con il sostegno della Francia per salvare i Paesi in difficoltà sui mercati ma «non candidati al salvataggio», non ci troveremmo in casa la troika (commissione Ue, Bce e Fmi) che commissarierebbe governo e Parlamento dettando riforme e tagli, ma solo l’obbligo di sottoscrivere «un memorandum d’intesa».
Nessuna delusione per la mancanza di un automatismo dello scudo anti-spread, assicura il professore tirando le somme del vertice tanto atteso: «Non credo di aver mai pensato a meccanismi automatici o semi automatici di controllo dello spread», spiega, ma la zona euro dai ieri «esce rafforzata» anche per i meccanismi di ricapitalizzazione delle banche che fanno tirare un sospiro di sollievo alla Spagna di Rajoy.
Monti racconta le due giornate di vertice quasi ininterrotte, nel primo pomeriggio di ieri con a fianco il viceministro Grilli e il ministro Moavero. Ai due vanno i riconoscimenti del premier per il lavoro fatto con ministri e funzionari di altri paesi mentre i Ventisette discutevano di crescita e golden rule. Proprio la golden rule è l’altro risultato che Monti vanta visto che alla Commissione di Barroso è stato dato il compito di valutare «gli aspetti qualitativi» degli investimenti.
Il presidente del Consiglio spiega che presto riferirà in Parlamento e che comunque non si è mai posto il problema sul rafforzamento o meno del governo che deriverebbe dal successo di Bruxelles. «Noi - sostiene - siamo venuti qui per cercare di contribuire alla costruzione dell'Europa» e dell'Italia, «non per rafforzare il governo ma se ne viene anche un rafforzamento» dell'esecutivo «non possiamo che esserne lieti». Di manovre correttive il professore non vuole sentir parlare perché «siamo sulla strada per un avanzo strutturale nel 2013».
Ora che Monti dice di aver portato a casa «un risultato inaspettato» sino a qualche mese fa, anche sul fronte della crescita, può andare a Kiev a vedere la finale europea di calcio «ovviamente non con la Merkel». D’altra parte «da ieri sera - aggiunge Monti - potremmo fare un comunicato congiunto con il professor Mario Draghi il cui contenuto dica: ci siamo anche noi!». Dopo il duplice successo di Varsavia e di Bruxelles per il presidente del Consiglio i «Mario» da incorniciare sono tre, ma di sassolini il presidente del Consiglio se ne leva più d’uno. All’ex ministro Brunetta (che lo invita da Roma a stare in guardia dalle «polpette avvelenate» dei tedeschi) dice che a Bruxelles «non ci sono polpette», mentre il confronto avuto con Merkel è stato «di qualità superiore al dialogo che qualche volta intratteniamo con le parti sociali e non per nostra volontà». Monti non si riferisce forse solo ai sindacalisti Camusso, Epifani e Bonanni, ma allo stesso presidente di Confindustria «con il quale mi sto imponendo una moderazione interpretativa», malgrado Giorgio Squinzi abbia parlato dell’Italia sull’orlo «dell’abisso».
Monti torna anche sulla Tobin tax «che si farà» adottando quelle cooperazioni rafforzate che diventeranno a breve l’unico strumento di integrazione e di costruzione europea. Passi importanti, quelli fatti per Monti nel consiglio Europeo di ieri, che «solo qualche mese fa sarebbero stati inimmaginabili» e che, soprattutto, sono serviti a dare un segnale forte ai mercati che ieri hanno invertito drasticamente la rotta comprendendo, forse, per la prima volta, che l’euro «è un processo irreversibile», come ebbe a dire Monti una settimana fa al termine del quadrilaterale di villa Madama con Hollande, Rajoy e la Merkel.

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