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Pescara, 03/04/2026
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Data: 01/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La stampa mondiale incorona Monti. Dal New York Times a El Pais giudizi unanimi: ruolo chiave del premier a Bruxelles. E in Italia i “falchi” arretrano

ROMA La foto che campeggia sulla prima pagina del New York Times e i titoloni entusiastici che gli dedicano i più prestigiosi giornali del mondo, non lasciano dubbi: il ruolo di Mario Monti al decisivo vertice di Bruxelles è stato quello del leader pro-crescita, del direttore d’orchestra che, come scrive il quotidiano spagnolo El Pais, «ha fatto fare un passo avanti all’Europa». Un direttore d’orchestra che, davanti alla necessità di costringere la Merkel a fare un passo indietro, non ha esitato a indossare i panni dell’abile giocatore di poker e a mettere sul tavolo, al momento opportuno, la “carta” delle proprie dimissioni. E alla fine, il piatto raccolto dal Professore è stato più ricco del previsto, non solo perché dentro c’era l’attesissimo scudo anti-spread ma anche e soprattutto per il via libera al pacchetto crescita da 120 miliardi di euro e per l’avvio del percorso di ricapitalizzazione delle banche. Il risultato è che Monti, che martedì e mercoledì prossimi riferirà al Senato e alla Camera sull’esito del vertice Ue, non torna a mani vuote, come speravano i fautori del voto a ottobre, e manda in soffitta i fantasmi di un’imminente caduta del governo. Questo però non vuol dire che il peggio sia passato. Domani, con la riapertura dei mercati, ci sarà il primo vero test che permetterà di misurare con i fatti quanto le Borse abbiano gradito le misure decise al vertice Ue. Monti, che attende con ansia il responso dei mercati e l’andamento dei temutissimi spread, sa che per l’accordo salva-euro è arrivato il momento degli esami e incrocia le dita. Quel che è certo è che il Professore troverà al suo rientro un panorama molto diverso da quello lasciato alla vigilia della trasferta. Berlusconi e i falchi del Pdl sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco e sanno che in questo momento nessuno può parlare di elezioni anticipate. E nella maggioranza si comincia a ragionare su come rafforzare un governo che tra domani e dopodomani dovrà varare tagli alla spesa per 5-8 miliardi e guarda con preoccupazione anche a quei 13 decreti legge che dovranno essere approvati entro la fine di luglio. Ce la farà il governo? Pier Ferdinando Casini nei giorni scorsi ha proposto un “rimpasto” e nella maggioranza si è aperta la discussione sulla possibilità di far entrare nella squadra di governo tre ministri con un profilo tecnico-politico. Il quadro, insomma, è incerto e dai leader dei partiti che sostengono il governo arrivano promesse di lealtà al governo ma anche annunci di sfide. Pier Luigi Bersani fa capire che il peggio non è ancora passato («Siamo in una fase di transizione. Dobbiamo cavare fuori i piedi da un pericolo grandissimo»), ricorda che il risultato a Bruxelles c’è stato per i «grandissimi meriti dell’Italia» ma soprattutto perché in Francia al posto di Sarkozy c’è il «progressista Hollande» e poi torna sulla questione degli esodati: «Posso dirvi che su questo non molliamo la presa». Ma a porre condizioni a Monti è soprattutto il Pdl. Fabrizio Cicchiito fa sapere che il suo partito esaminerà «con attenzione» i provvedimenti salva-spread e sulla crescita e annuncia che il Pdl «avanzerà proposte sulla crescita e sulla spending review» mentre Ignazio La Russa sfida il Professore: «Non voteremo provvedimenti che secondo noi non servono all’Italia».

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