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Pescara, 03/04/2026
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Data: 01/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il Pd apre la campagna per le regionali. Marini, Paolucci, D’Alessandro al convegno AreaDem con Franceschini. E D’Alfonso torna alla politica

PESCARA Sabato mattina, 32 gradi all’ombra, afa. Eppure l’auditorium De Cecco è affollato per il convegno “Abruzzo oltre la crisi”di AreaDem, la corrente del Pd che fa riferimento al capogruppo alla Camera Dario Franceschini, presente in sala in polo canna da zucchero, felice di essere lontano dalla sua Ferrara, che ieri risultava la città più calda del Paese (ma Pescara era la seconda a un’incollatura termica ). «Qui vedo lo spirito giusto per affrontare le sfide elettorali che ci attendono: le politiche del 2013 e poi le regionali in Abruzzo», dice Franceschini guardandosi intorno. Ricco il parterre politico: c’è il presidente Franco Marini, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro (promotore dell’iniziativa), il segretario regionale Silvio Paolucci, il vice Gianluca Fusilli, i consiglieri regionali Marinella Sclocco, Giuseppe Di Pangrazio, Claudio Ruffini, i parlamentari Lanfranco Tenaglia e Vittoria D’Incecco. Giovanni Legnini manda una mail di saluto (è a Catanzaro per gli Stati generali del Mezzogiorno), c’è il sindaco di Pianella Giorgio D’Ambrosio, il sindaco di Ortona Enzo D’Ottavio, molti consiglieri comunali e amministratori. E poi c’è Luciano D’Alfonso, salutato all’ingresso dell’auditorium da un cartello scritto a mano “Bentornato Luciano”. E in effetti per D’Alfonso si tratta del ritorno alla politica militante dopo tre anni di silenzio sospeso solo in occasione di alcune uscite pubbliche in convegni o manifestazioni culturali. Certo, le vicende giudiziarie che coinvolgono l’ex sindaco di Pescara attendono ancora la pronuncia dei giudici, ma in questi mesi D’Alfonso non ha mai nascosto il suo ottimismo e la voglia di tornare presto a fare politica attiva. L’ex sindaco di Pescara trova un partito profondamente rinnovato, uscito da un lungo «periodo di isolamento» (come sottolinea Paolucci nel corso del suo intervento), sopravvissuto a «un’Opa interna dell’Idv», ma che negli ultimi 12 mesi «ha vinto quasi tutto», conquistando alle amministrative del 2011 e 2012 diciassette comuni sui 22 con oltre 15 mila abitanti. Per il segretario è stato vincente aver puntato sulle coalizioni variabili: «Non ci siamo irrigiditi», spiega, « manterremo anche alle regionali questo metodo di lavoro». Punto qualificante della proposta Pd sarà il programma, che il segretario promette per l’autunno, sul quale costruire «un’ampia coalizione con chi vuole stare nel progetto». Per quanto riguarda la scelta delle candidature, Paolucci parla di «scelta partecipata» attraverso il voto delle primarie. Ma la sfida per la conquista del governo della Regione, avverte il segretario, dovrà essere «collettiva. Non va messo davanti nessun tipo di percorso individuale». Per D’Alessandro il compito che spetta al Pd e alla coalizione che dovrà governare l’Abruzzo è quello di « ripensare l’idea stessa di regione, che deve recuperare il ruolo di programmatore e poi delegare ai territori». Ma a quali territori? si chiede D’Alessandro. Probabilmente a territori che vanno ridefiniti dalle fondamenta: «Dobbiamo ripensare all’intera architettura della regione», dice il capogruppo Pd, «sviluppare l’idea di area metropolitana, lavorare sulla macroregione». D’Alfonso guarda ad Areadem come «il massimo dell’apertura accogliente» e invita il Pd a imitarne lo spirito, aprendosi anche a «letture critiche» (è recente la polemica sulle liste civiche appoggiate da dirigenti del partito ma censurate dalla segreteria). D’Alfonso invita quindi a diffidare dei «mandarini che vengono da lontano» (dunque no a candidature piovuta dall’alto), e a lavorare «perché non accada che si vince una volta e poi si riperde. Dobbiamo avere l’ambizione di rivincere due volte». Marini cavalca i suoi argomenti: il rinnovamento (che invita a perseguire «con intelligenza»), e l’unità di cui AreaDem , dice il senatore, è «elemento prezioso a garanzia della stabilità di tutto il partito». Per Marini l’unità «è un passaggio obbligato del partito». Unità quanto mai necessaria nel Pd che è l’unico partito «strutturato e vero», sopravvissuto al crollo dei partiti personali decretato dalle amministrative. «La crisi della politica c’è», spiega Marini, «ma siamo sicuri che sia nata dalla base, e non dalla borghesia italiana che non vuole il ritorno del centrosinistra al governo e soffia sul fuoco dell’antipolitica e del grillismo?» Sulle primarie Marini conferma che si faranno. Però vuole regole chiare: «L’elenco degli elettori del centrosinistra» (quello che Renzi non vuole) e «un candidato unico per il Pd». Quanto alle primarie per il premier, se si dovessero fare, dice Marini «penserei a una commissione di sei luminari per fare ai candidati un colloquio preventivo di idoneità all’ambizione». Forse è una battuta, ma l’ex presidente del Senato su questo argomento sembra realmente preoccupato.

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