A guardarlo dall’esterno somiglia un po’ al gioco delle coppie. Nichi Vendola vuole stare con Pier Luigi Bersani, ma anche con Antonio Di Pietro. Di Pietro con Bersani e Vendola, ma senza Pier Ferdinando Casini. Casini con Bersani, forse con Vendola, ma senza Di Pietro. Tutti pongono un veto, lanciano un appello. Ma l’impressione è che, dietro la facciata, i giochi siano praticamente fatti. Ormai è chiaro, ad esempio, che a meno di sorprese Casini e Bersani faranno di tutto per realizzare quel patto tra moderati e riformisti tanto caro al leader del Pd. Basterebbe leggere le parole con cui, ieri, il presidente della Camera Gianfranco Fini si è rivolto a Bersani: «Avrà difficoltà, per quanto sia simpatico e bravo, perché se farà un comizio con Vendola non potrà parlare delle cose fatte dal governo senza aspettarsi una dichiarazione di senso opposto dal suo alleato. La posizione che si ha verso il governo deve essere la cartina di tornasole delle future alleanze». Per questo, anche se il centrosinistra senza Idv non esiste («ha ragione Vendola»), la prospettiva tracciata da Fini è quella di un Polo riformatore che tenga dentro Udc e «membri dell’attuale governo». Magari, perché no, guidato dallo stesso Mario Monti che, a questo punto ha dimostrato di godere un credito internazionale che nessuno, al suo posto, avrebbe. La prospettiva, insomma, è la stessa di Casini e su cui il Pd sarebbe d’accordo: un Monti bis con il Professore a capo di un esecutivo politico sostenuto da una maggioranza di unità nazionale in cui potrebbe esserci spazio anche per Luca Cordero di Montezemolo. Ma per far questo Bersani deve liberarsi prima della «zavorra». Di Pietro gli sta facilitando il compito visto che, nelle ultime settimane, è tornato ad essere una vera propria spina nel fianco dei Democratici. Anche ieri, intervistato da Left, ha detto chiaramente che un’alleanza con Casini è fuori dal novero delle possibilità: «È il carnefice della sinistra. Berlusconi ha governato 15 anni con Casini, mettendo in pratica una politica di gestione personale del potere, di spartizione e lottizzazione, di utilizzo da pirata delle istituzioni, basata sulle leggi ad personam. Se fossi in tribunale per Casini varrebbe l’articolo 110 del codice penale: "Concorso diretto nella commissione del reato". Questa idea di allearsi col carnefice del nostro alleato, noi la consideriamo masochista e contraddittoria». Poi, nel pomeriggio, parlando ad un convegno a Bari assieme ai sindaci del Sud Leoluca Orlando, Luigi De Magistris e Michele Emiliano, ha abbassato un po’ i toni spiegando che «noi non facciamo distinzioni in base alle sigle ma solo sui contenuti del programma che vogliamo venga scritto insieme». Insomma, sappia Bersani, che secondo Di Pietro «non ci può essere un primus inter pares che dice agli altri cosa fare». La strada, ha spiegato, è quella tracciata da Vendola: «Un cantiere aperto in cui discutere insieme regole, progetti e programmi. Solo così sarà possibile costruire il nuovo modello di governo con cui presentarsi alle elezioni». E il Pd? Il vicesegretario Enrico Letta, intervistato da Repubblica, mantiene la porta aperta a Vendola invitandolo a non lanciare «ultimatum». Bersani ribadisce quello che va dicendo da giorni. E cioè che non è il momento di parlare di veti incrociati sulle alleanze: «Dobbiamo discutere di cosa serve fare per governare l’Italia. Non si parla né di Pd, né di Idv, né di Sel: si parla di Italia. La proprietà transitiva per cui se c’è Vendola c’è Di Pietro se c’è Di Pietro c’è Grillo. Noi non siamo gente fatta così. Discutiamo di cosa serve fare per governare l’Italia poi chi ci sta, ci sta». E aggiunge che: «Il senso politico della nostra operazione è attrezzare un’area di progressisti che non sia solo politicista ma che si rivolga ai civismi di questa società, che chiami una risposta civica e portare a una proposta di colloquio di dialogo con forze centrali, moderate e democratiche. Chi saranno? Si vedrà. Non devono essere no euro, no tasse, no immigrati. Devono essere pro Europa». Un identikit di certo più vicino a Casini che a Vendola e Di Pietro che, nella loro conferenza stampa di venerdì, hanno bocciato senza mezzi termini gli esiti del vertice europeo di Bruxelles. E se ci sta Casini non ci sta Di Pietro, quindi Sel, eccetera, eccetera.