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Data: 02/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regioni, Province e Comuni tagli per 5 miliardi nel 2013

In arrivo i fondi per missioni di pace e scuole non statali

ROMA Quest’anno sono 2,2 miliardi, nel 2013 arriveranno a quota 5. Anche il decreto legge sulla revisione della spesa, come le manovre finanziarie che lo hanno preceduto, presenta un conto salato a Regioni, Comuni e Provincie: da una parte saranno comunque destinatari di buona parte dei provvedimenti in materia di pubblico impiego, dall’altra dovranno subire una forte decurtazione dei trasferimenti. In questo modo lo Stato si assicura che i risparmi di spesa siano effettivi. In ballo poi c’è anche la revisione dell’assetto istituzionale, che dovrebbe portare alla cancellazione di una quarantina di Province, all’istituzione delle città metropolitane e alla condivisione dei servizi tra i piccoli Comuni. Sono tutti temi che saranno al centro del confronto con le autonomie locali, slittato a domani come quello con le parti sociali.
Nel dettaglio le Regioni a statuto ordinario vedranno ridotte le proprie risorse di 700 milioni per il 2012 e di un miliardo a partire dall’anno successivo. Restano fuori da questi tagli solo i fondi destinati al servizio sanitario nazionale, su cui però si interviene in un’altra parte del decreto (per circa un miliardo quest’anno). La suddivisione del sacrificio dovrà essere stabilita in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel caso di mancata intesa la ripartizione sarà fatta in base alla spesa per consumi intermedi. Per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano il taglio è di 500 milioni subito, di un miliardo nel 2013 e di 1,5 miliardi dal 2014 in poi.
Per quanto riguarda i Comuni, l’intervento è sul Fondo sperimentale di riequilibrio previsto nell’ambito del federalismo fiscale e sui trasferimenti erariali alle amministrazioni municipali di Sicilia e Sardegna, tutte voci che erano già state toccate a dicembre dal decreto salva-Italia. La decurtazione è di 500 milioni subito e di 2 miliardi dal 2013. Anche in questo caso la ripartizione dei tagli dovrà essere stabilita dalla Conferenza Stato-città, ed eventualmente se non ci sarà intesa avverrà sulla base dei consumi intermedi. È anche previsto che qualora i Comuni non abbiano risorse disponibili lo Stato si potrà rivalere sull’Imu di loro competenza. Nei confronti delle Province, l’analogo fondo di riequilibrio sarà tagliato di 500 milioni nel 2012 e di un miliardo a partire dall’anno successivo, con possibilità per lo Stato di attingere all’imposta sulle assicurazioni Rc Auto in caso di incapienza.
Ma il decreto, nella versione finora messa a punto, contiene anche un elenco di erogazioni a cui ogni anno il governo deve in varia misura provvedere, e che stavolta dovrebbero essere anticipate rispetto alla scadenza della legge di stabilità. In gergo si chiamano «esigenze indifferibili»: in tutto per il 2013 sono circa due miliardi, a cui vanno aggiunti altri 700 milioni fatti confluire nel cosiddetto Fondo Letta per essere destinati ad altre voci più specifiche.
Il finanziamento più consistente è quello destinato alle missioni di pace all’estero, cui andrà 1 miliardo. Al meccanismo del cinque per mille (l’Irpef destinata dai contribuenti al volontariato) andranno 400 milioni, mentre il settore dell’autotrasporto merci e le scuole non statali ne avranno 200 ciascuno. Altri 10 milioni saranno destinati alle università non statali e 90 ai fondi per il diritto allo studio. Viene rifinanziata anche l’operazione Strade sicure (la dislocazione di militari nelle aree sensibili delle grandi città, come le stazioni della metropolitana). Infine si dovrà provvedere anche alle esigenze dei terremotati in Emilia, ma l’importo non è stato ancora quantificato.

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