ROMA - Tutti d’accordo: la spending review è un’operazione indispensabile, se non altro per evitare la mannaia dell’aumento dell’Iva che altrimenti scatterebbe a ottobre. È sul come e sul dove che, invece, si addensano timori e perplessità. E così in attesa del vertice che si dovrebbe tenere oggi tra i ministri economici con il premier, sia nel sindacato che nelle forze politiche che appoggiano il governo si lanciano allarmi e avvertimenti vari.
La Cgil già l’altro giorno si è detta pronta a «nuove mobilitazioni contro tagli lineari». Alta l’attenzione anche in casa Cisl. Dice, il leader Raffaele Bonanni: «Temiamo che ci sia la solita storia di tagli lineari senza senso, abbiamo bisogno di un piano industriale». D’altronde i due capitali principali sui quali si dovrebbe abbattere la scure del governo con la spending review sono sanità e pubblico impiego: due capitoli particolarmente sensibili per il sindacato. Per Bonanni va bene «un piano per modificare delle Regioni che sembrano Stati e che invece devono dimagrire», va bene il colpo di accetta sulle «province che devono sparire» e su «alcuni comuni che devono accorparsi». Però - avverte il sindacalista - «bisogna che il governo prospetti quale assetto nuovo, rigoroso e sintetico si avrà nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni». Occorre chiarire «l’utilizzo delle persone. Diversamente rischiamo di fare dei danni all’economia». In ogni caso - sottolinea il numero un Cisl, riferendosi all’incontro di domani, «noi siamo pronti a collaborare a condizione che sia tutto trasparente e che ci sia veramente l’occasione per dimagrire le troppe istituzioni e amministrazioni troppo pesanti».
Tra le forze politiche di maggioranza per ora domina la parola cautela. «Per quanto riguarda le versione numero due della spending review siamo in attesa di saperne di più perché allo stato le nostre conoscenze si limitano a ciò che leggiamo sui giornali» dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. Che quindi avverte: il governo stavolta si scordi la fiducia, se non riterrà di informare «prima della presentazione dei decreti in Parlamento, i partiti e i gruppi parlamentari della maggioranza».
Anche nel Pd c’è il timore di trovarsi di fronte al fatto compiuto. Fa sapere il leader, Pierluigi Bersani: «Sia chiaro che siamo assolutamente determinati a evitare quell’ulteriore aumento dell’Iva a cui ci hanno inchiodati Berlusconi e Tremonti. Ma c’è modo e modo di arrivare all’obiettivo e vogliamo poterne discutere».
Restano sulla linea di totale opposizione Idv e sinistra alternativa. «Con la spending review, il governo mette a rischio ben 10 mila posti di lavoro e si prepara, per l’ennesima volta, a fare cassa sulla pelle dei lavoratori» accusa il numero uno dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Aggiunge Paolo Ferrero, segretario di Prc: «Il governo la chiama spending review ma in realtà è un’altra stangata che andrà a colpire i pubblici dipendenti, sia riducendo il salario che licenziandone oltre 10.000. Un’altra misura di ingiustizia sociale che aggraverà la crisi».