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Data: 02/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Maroni segretario, Bossi via in lacrime «Il progetto resta la Padania indipendente. Monti a casa, il Sud la nostra Grecia» Tosi risponde alle accuse del Senatùr

Il nuovo leader eletto per acclamazione. «Il progetto resta la Padania indipendente. Monti a casa, il Sud la nostra Grecia»

di Maria Berlinguer wROMA Umberto Bossi sale sul palco e non riesce a trattenere le lacrime. L’anziano, e malato, fondatore parla subito dopo le conclusioni di Roberto Maroni che di lì a pochi minuti sarà eletto per acclamazione segretario della Lega. «Al re Salomone si presentano due donne e vogliono entrambe un bambino, Salomone non sa decidere di chi è il bambino e dice alle sue guardie tagliatelo in mezzo. No, no, non tagliatelo datelo all’altra, non tagliate il bambino perché il bambino è suo: così questo ho fatto io lo dico perché avverto che alcuni ancora non l’hanno capito», dice il Senatur piangendo. «Umberto Bossi è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore, ma oggi inizia una fase nuova», chiosa Maroni. Il congresso della svolta comincia con un piccolo giallo. Bossi, atteso al Forum di Assago per le 10,30 arriva con un’ora e mezzo di ritardo. «Qualcuno ha aperto la fortezza della Lega dall’interno, siamo qui in conseguenza dell’attacco della magistratura, la Lega non rubato nulla, i ladri sono altri, i farabutti romani, fatico a crede che il nostro amministratore sia legato alla ’ngrangheta, ma i servizi segreti sapevano». La frecciata di Bossi, più o meno volontaria, è per Maroni, l’ex ministro dell’Interno. «Speravano che la Lega morisse, si sbagliavano perché la Lega si basa sulle idee e le idee camminano sulle gambe degli uomini. Il sogno è una cosa sola e lo dico per quegli imbecilli che stanno nella Lega e girano con il tricolore: il sogno è la Padania libera». Bossi scende dal palco. «Vado a leggermi lo statuto per capire se mi avete fatto imbrogli», aggiunge. Luca Zaia che presiede gli risponde: «Nessun imbroglio, lo abbiamo approvato quasi all’unanimità». «Non depone bene», ribatte Bossi. Tocca a Calderoli. L’ex ministro confessa che Bossi gli aveva chiesto di correre per la segreteria. «Ho lavorato tutti i giorni per mettere d’accordo Umberto e Roberto ma qualcuno di notte lavorava contro. Ora basta dobbiamo essere tutti uniti», scandisce l’ex ministro. E’ il momento di Bobo. «Voglio dirlo subito patti chiari e amicizia lunga, non me l’ha ordinato il medico di fare il segretario, lo farò con lo stesso impegno con il quale ho combattuto la mafia, al 150%», premette. «Sarò un segretario senza tutela, non sarà facile recuperare chi oggi non ci vota più ma io ci credo, voglio che le Lega torni ad essere la Lega Nord, come è stata negli ultimi decenni». Maroni smonta le teoria del complotto. «E’ successa una cosa brutta, abbiamo cominciato a fare pulizia e continueremo», promette. «Via da Roma può essere la strada per far ripartire la Lega, via dalle poltrone e dalla Rai, non ci hanno portato niente se non a difenderci dalle accuse di essere lì». Il progetto «non cambia, resta quello dell’indipendenza della Padania che diventerà la più importante macroregione d’Europa». Maroni parla ai militanti. «Occorre darsi obiettivi veri, concreti, raggiungibili: il primo è licenziare il governo Monti senza possibilità di reintergro. Dobbiamo commissariare le banche che ricevono soldi pubblici all’un per cento e comprano titoli di stato invece di darli alle imprese, difendere il patrimonio dei nostri comuni. L’acqua deve restare pubblica, dobbiamo continuare la lotta all’immigrazione clandestina e risolvere il dramma degli esodati». La platea fischia Elsa Fornero e Giorgio Napolitano. «Come possiamo accettare un disegno criminale che mette sul lastrico 300mila famiglie?». Il segretario chiede alle Regioni del Nord un patto di solidarietà per risolvere il problema. Infine l’attacco al patto di stabilità che «affama i nostri comuni». «Dobbiamo farlo saltare, anche noi abbiamo una Grecia al collo che ci sta strozzando: il Sud».

Tosi risponde alle accuse del Senatùr

«Se qualcuno alludeva al sottoscritto, non c’è nessun giallo». Così Flavio Tosi replica stizzito all’ipotesi che fosse proprio lui il berraglio dell’attacco di Umberto Bossi quando nel citare «quelli che alzavamo le scope» ha detto «c’era uno ridicolo, urlava, poi il suo autista invece di farlo pagare dal suo Comune lo faceva pagare dalla Lega». Il sindaco di Verona, maroniamo da sempre, mette i puntini sulle i. «In primo luogo alla manifestazione delle scope non c’ero perchè ero impegnato nella campagna elettorale e poi perchè la vicenda dell’autista della vettura che utilizzo è ben nota da anni. Quando divenni sindaco la Lega di Verona, per far risparmiare il Comune, e cioè i contribuenti, decise di pagare l’autista al mio servizio, mentre l’Audi è concessa in comodato d’uso gratuito da una concessionaria privata». Tosi ricorda che i fondi che vengono utilizzati per l’autista sono frutto di contribuzione privata. «Spese per autista e guardie del corpo sono pienamente ammesse come Bossi deve ben sapere, sono ben altre le uscite non ammissibili coi fondi di partito. Cosa che pure Bossi dovrebbe ben sapere», dichiara il sindaco scaligero.

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