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Pescara, 03/04/2026
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Data: 03/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tagli alla spesa, alt da Pd e sindacati. Vertice dei ministri con Monti per decidere entità dei risparmi e tempi del decreto. Bonanni minaccia lo sciopero

ROMA Il governo sulla spending review non ha sciolto i dubbi sull’entità dei tagli e sui tempi. L’incertezza è su un decreto pesante da 7-10 miliardi o uno più leggero da 5-6 miliardi, rinviando una seconda tranche all'autunno. Ieri a Palazzo Chigi si è svolta una maratona, divisa in due parti, sulla revisione della spesa in vista dell'incontro di oggi con le parti sociali e gli enti locali. Presenti il presidente del Consiglio Mario Monti, il titolare dello Sviluppo economico Corrado Passera, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, il viceministro all'Economia Vittorio Grilli. La strada è stretta perché sul governo, che deciderà in consiglio dei ministri a fine settimana, si stanno accumulando forti tensioni. Bonanni e Angeletti minacciano la proclamazione dello sciopero generale. C’è anche l’inquietudine del Pd. Il segretario Bersani ha lanciato un nuovo avvertimento. Con la spending review «non è accettabile toccare il sociale. Bisogna vedere, credo che nessuno auspichi l’aumento dell’Iva e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della pubblica amministrazione, ma senza toccare la sostanza e la risposta sociale». Ma ha voluto marcare una certa irritazione con Fornero sugli esodati: «Un po’ di conti li abbiamo fatti anche noi e per noi sono 270-280 mila». Al ministro «glielo avevamo detto anche in cinese che sulla riforma delle pensioni c’era un buco». E avverte che quando il Pd governerà metterà «un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari» affiancata a una riduzione del peso dell’Imu. Anche Leone (pdl) si schiera contro i «tagli indiscriminati». A Palazzo Chigi arrivano gli echi delle reazioni. Non solo quelle dei sindacati ma anche delle associazioni professionali. Che temono tagli drastici: tra i tanti, ad esempio, la chiusura di mille uffici giudiziari, paventata dall’organizzazione dell’avvocatura. Il decreto servirebbe a evitare l'aumento dell'Iva (servono 4,2 miliardi), e rastrellare nuove risorse per i territori colpiti dal terremoto in Emilia-Romagna e in Lombardia, oltre che finanziare le spese considerate inderogabili, come le missioni internazionali. Una serie di risorse dovrebbe arrivare dalla sforbiciata alle spese pubbliche, a partire dalla sanità (da 1,3 a 2 miliardi), per proseguire alle piante organiche dei pubblici dipendenti con mobilità e prepensionamenti. Gli statali «hanno già compiuto sacrifici con il blocco per tre anni dei contratti» e «con strette ulteriori la crisi si avviterà su se stessa» ha commentato Susanna Camusso, segretario della Cgil chiedendo un taglio invece al «miliardo e mezzo di consulenze e società costituite dalle amministrazioni spesso per garantire solo posti di potere ad alcuni». Minaccia una mobilitazione in tutte le città d’Italia e, all’occorrenza, «lo sciopero generale» Raffaele Bonanni, segretario della Cisl. E Luigi Angeletti, avverte che «se il governo cercherà di risparmiare i veri poteri forti» avrà come risposta anche lo sciopero generale.

Nel mirino decine di Province
L’obiettivo è di tagliarne 40. Via anche piccoli Comuni e enti inutili

ROMA La scure dei tagli rischia di abbattersi anche su Province, piccoli Comuni e migliaia di enti. Il piatto grosso naturalmente sono le Province, e su questo la discussione è rovente. L’ipotesi minima è di eliminarne 20, la più ambiziosa punta a 40. In questa fase si stanno decidendo i requisiti. La soglia di sopravvivenza dovrebbe essere quella di avere 350mila abitanti, 50 Comuni e una superficie di tremila kmq. O almeno due di questi tre. Delle attuali 107 molte salterebbero. Deroghe sono previste per Val d’Aosta, Trento, Bolzano e i capoluoghi di Regione che non hanno i requisiti (Venezia, Trieste, Campobasso e Ancona). Molte Regioni sarebbero comunque stravolte dai tagli alle Province. Pisa e Livorno dovrebbero convivere, in Emilia-Romagna ne rimarrebbero solo due, le città metropolitane (Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria) dovrebbero assorbire una decina di Province. Spazzati via inoltre tutti i Comuni con meno di mille abitanti, e si parla di migliaia di piccole realtà. Infine il taglio ai piccoli enti, quelli classici che si occupano di sagre, di prodotti locali, feste religiose e specie da proteggere. Si va da centri studi del cavallo a un ente per le piante da legno, dalla tutela delle gondole a quelle di formaggi tipici. Ci sono istituti come il consorzio intercomunale dei soggiorni climatici di Verona o un istituto pugliese di ricerche economiche. Insomma una giungla. Il taglio dovrebbe riguardare circa 3.200 enti.

La scure su statali, giustizia e auto blu
Diecimila impiegati a casa entro l’anno. Via molti dirigenti. E anche parecchi tribunali in meno

ROMA Per ora sembra accantonata l’ipotesi di tagliare o ritardare la tredicesima. Ma è l’unica buona nuova per i lavoratori del settore pubblico. STATALI. Sul tavolo del governo si prepara un decreto che prevede meno 10mila impiegati nel 2012, il 20 per cento in meno di dirigenti, buono pasto fermo a 7 euro. E in prospettiva, tra 2013 e 2014, altre migliaia di dipendenti dello Stato andranno a casa. Per tagliare il personale le misure sono sostanzialmente due: blocco del turn over (cioè nessuna assunzione per sostituire chi va via) e massiccio ricorso ai pre-prensionamenti (sospendendo per almeno un anno e mezzo, fino alla fine del 2013, le norme restrittive della riforma previdenziale della Fornero). Per molti da mandare a casa è previsto anche un periodo di mobilità all’80 per cento dello stipendio. Si parla per ora di grandi linee. I tecnici della Funzione Pubblica hanno elaborato simulazioni che toccherà ai colleghi del tesoro di quantificare. Poi naturalmente c’è il problema dell’agibilità politica, cioè di vedere quanta resistenza sarà opposta da sindacati e partiti che sostengono il governo. GIUSTIZIA. Nel mirino finiscono anche i tribunali. Finisce infatti nel pacchetto sulla spending review il taglio dei tribunali legato alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. E dunque la discussione sul decreto di attuazione della legge delega 148 del 2011, che comporterà la cancellazione o l’accorpamento di centinaia tra tribunali e sezioni distaccate, finisce nel decreto che il governo varerà. Dovrebbero sparire ben 700 giudici di pace e 220 sezioni distaccate di tribunale. In ogni circoscrizione giudiziaria dovrebbero comunque rimanere almeno tre tribunali. PREFETTI E AUTO BLU. Il mastodontico Viminale, cioè il ministero dell’Interno, sarà quello che accuserà di più la cura dimagrante. Intanto dovrebbero sparire circa 40 prefetti, in sostanza il 20 per cento del totale. Noncè molte, moltissime auto blu. Si parla addirittura di un 80 per cento in meno. Più in generale, per tutti gli altri ministeri, il taglio delle auto blu dovrà aggirarsi attorno alla quota del 50 per cento. Un’altra misura allo studio è quella di ridurre gli affitti, bussando al demanio per capire se ci sono edifici disponibili che possano servire alle migliaia di uffici distribuiti in tutto il territorio nazionale. CDA RIDOTTI. Ci sarebbe anche un tetto per i componenti dei consigli di amministrazione nelle società controllate dallo Stato ed enti locali ma non quotate. In sostanza non dovrebbero sedersi al tavolo dei cda più di tre persone.

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