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Data: 03/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani: non toccare il sociale Sindacati pronti allo sciopero

Partiti in trincea. Il Pdl: fuori il testo, vogliamo ragionarci su

ROMA - La spending review incombe come una minaccia su sindacati e partiti e i loro riferimenti sociali. La vigilia dell’incontro del governo con le parti sociali è stata caratterizzata da tensioni e da un intenso fuoco di sbarramento a difesa di settori, categorie e capitoli di spesa minacciati dalla scure che l’esecutivo sta per calare sui bilanci di ministeri ed enti locali. I sindacati, con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni in testa, sono già sulle barricate contro quelli che ritengono «tagli indiscriminati», in particolare al pubblico impiego e alla sanità. Quasi certa la chiamata a scendere in piazza da parte delle tre centrali sindacali che, anche con Susanna Camusso e Luigi Angeletti, non escludono neppure lo sciopero generale. Più cauti i partiti, ma anche tra essi è diffusa la preoccupazione che la spending review impatti con settori già abbondantemente colpiti dalla crisi. Tant’è che Pierluigi Bersani, che pure è uno dei pretoriani del governo Monti, non esita a definire «inaccettabili» tagli che incidano sul «sociale». Di qui la richiesta del segretario del Pd di discutere ancora prima di arrivare all’obiettivo: «Non credo - osserva - che una spending review o i tagli siano una cosa solo da funzionari del Tesoro. Bisogna vedere. Credo che nessuno auspichi un aumento dell’Iva e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa nella pubblica amministrazione ma senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale». Bersani alla sua platea, che ieri era quella di una conferenza del Pd a Livorno, indica alcuni obiettivi come «un’Imu più bassa, affiancata da un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari. Che - precisa - se non si farà ora, si farà quando saremo al governo».
Prudenza mista a qualche timore anche nel Pdl, dove è diffusa la richiesta di conoscere in anticipo il contenuto delle misure. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, premesso che «il nostro atteggiamento sulle spending review è positivo», chiede però di «poterla apprendere prima per poter riflettere sulla qualità e la quantità dell’intervento». Mentre il vicepresidente della Camera, Antonio Leone, avverte a sua volta che «tagliare la spesa pubblica è necessario, ma bisogna valutare la bontà dei criteri adottati». Perché, osserva l’esponente azzurro, «se il grosso della manovra riguarderà solo gli statali, emergerebbero grosse perplessità da chiarire in un confronto aperto». Ad auspicare equità nella manovra sono i presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato dell’Udc, Galletti e D’Alia, secondo i quali, «per essere credibile la spending review non deve escludere nessuna categoria di dipendenti pubblici. Non ci potranno essere dei figli e dei figliastri». Niente tagli alla spesa sociale e alla giustizia è l’ammonimento di Antonio Di Pietro, per il quale «non si risparmia tagliando tribunali e sanità quanto, piuttosto, riducendo le spese militari e aumentando la lotta all’evasione fiscale». E i «tagli lineari» alla sanità preoccupano molto anche il Pd, il cui responsabile alla Salute, Fontanelli, assieme al professor Ignazio Marino, temono che «si produca un ridimensionamento dei servizi e dei livelli essenziali di assistenza» determinando un aumento delle disparità sociali nella fruizione del diritto alla salute.
A spingere il governo sulla strada dell’intransigenza sembrano essere solo alcuni esponenti di Fli. Tra questi, Italo Bocchino invita Monti a «battere i pugni, come ha fatto a Bruxelles, sul tavolo dei partiti, senza farsi condizionare, senza vertici e senza compromessi. I tagli alla spesa pubblica sono una rivoluzione che solo Monti può fare mostrando di essere un fuoriclasse». Più prudente Massimo D’Alema che, pur ritenendo necessaria la revisione della spesa, attende, prima di dare un giudizio, di conoscere «il merito delle scelte che verranno fatte». E assai più diffidenti sulle stesse scelte in gestazione a palazzo Chigi e dintorni appaiono i sindacati,è Bonanni a guidare la protesta: «Se si faranno tagli tanto per farli - dice il leader della Cisl - si faranno solo più guai. A quel punto intraprenderemo iniziative in tutta Italia, con mobilitazioni in ogni città. Faremo quello che serve e se occorrerà uno sciopero generale lo faremo, ma ci sono mille modi per protestare». D’accordo con il collega cislino, sia il leader Uil Angeletti che quello Cgil Camusso. Quest’ultima prende preventivamente le difese dei dipendenti statali che, sostiene, «hanno già dato, compiendo sacrifici con il blocco per tre anni dei contratti», mentre invita il governo a tagliare «su consulenti e manager».

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