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Pescara, 03/04/2026
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Data: 03/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica regionale - Chiodi volge lo sguardo a Sud. Falconio: «Non ha alcun senso» L’ex governatore: «Fondamentale puntare sul Centro Italia»

Dopo l’incontro di Catanzaro con i presidenti delle Regioni meridionali

PESCARA - Gianni Chiodi va a Catanzaro, incontra i governatori del Sud e dichiara: «Ci fa piacere essere considerati una regione meridionale». Il suo vice, Alfredo Castiglione, non perde occasione per celebrare l’Abruzzo come «prima regione del Sud» ad ogni spuntar fuori di dati, classifiche, punteggi sparsi. Si resta un po’ perplessi. Non era, forse, questa la regione-cerniera tra Nord e Sud, parte stabile di quella che con orribile neologismo veniva chiamata Centronia, insomma il blocco delle regioni del Centro Italia, come del resto la geografia evidenzia? A cosa serve tutto d’un tratto guardare a Sud, c’è forse una nuova Cassa del Mezzogiorno da mungere? Ne parliamo con Antonio Falconio, che da governatore puntò con forza su un Abruzzo parte del Centro Italia.
Falconio, lei guardava alle Marche e alla Toscana, ora Chiodi e Castiglione guardano alla Calabria e alla Campania. Le sembra una scelta vincente?
«Scherza? Non ha alcun senso».Forse in tal modo si pensa di attingere a maggiori fondi europei.
«Per i fondi strutturali 2007-2013 l’Abruzzo è ritenuta una regione in transizione, che è un passo indietro rispetto a quello che era, vale a dire una regione in competitività, ma comunque cosa ben diversa dal livello attribuito a Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, cui vanno fondi che non sono quelli per cui è in gara l’Abruzzo. La nostra regione, per i fondi strutturali 2007-2013, si disputa un totale di 2,38 miliardi di euro con altre cinquanta regioni europee. E deve mostrare una performance positiva nell’impiego dei fondi europei, altrimenti niente. Pensi a questo, invece di rincorrere Campania e Calabria».
Eravamo la prima regione europea emersa dall’Obiettivo 1, insomma dal sottosviluppo, e venivamo celebrati per questo, eravamo diventati un modello. Ora siamo scivolati giù.
«All’epoca il nostro Pil era pari al 90% di quello della media dei Paesi Ue, ora è scivolato indietro, tra il 75 e il 90%. Ma resta superiore a quello delle regioni del Sud. Dunque cosa c’entriamo con le regioni del Sud? Niente».
Quando era lei il governatore, la Centronia esibiva a Bruxelles costose sedi per ognuna delle sue regioni, Abruzzo in testa. A cosa servivano?
«Non era questione di sedi. A Bruxelles venivano formati, insieme alle altre regioni del Centro, dirigenti in grado di affrontare le sfide europee. Promuovevamo progetti condivisi come l’Appennino Parco d’Europa o quel Corridoio Adriatico che stanno lasciando arenare. E si parlava di razionalizzare i nostri insediamenti culturali con Marche, Emilia, Lazio. Sembra passato un secolo».
C’è chi contesta una storia abruzzese orientata, come peraltro la sua stessa geografia mostra, verso il Centro, e batte sul tasto dell’appartenenza dei nostri territori al Regno delle Due Sicilie.«Quella del Regno delle Due Sicilie è una storia parziale. Basta guardare le architetture che punteggiano l’Abruzzo e che sono frutto di rapporti antichi con Toscana, Umbria, Emilia, Marche. L’Aquila era un ponte verso la Lombardia. Questa è sempre stata, storicamente, la regione che collega il Centro e il Nord con il Mezzogiorno. E nelle sfide dell’Europa e della globalizzazione io credevo e credo che sia fondamentale legarci a Marche e Toscana, insomma con chi è più attrezzato di noi, non con chi lo è meno. Con chi sta meglio, non con chi sta peggio».

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