Iscriviti OnLine
 

Pescara, 13/05/2026
Visitatore n. 753.943



Data: 14/01/2007
Testata giornalistica: La Repubblica
Pensioni più basse in futuro ma i sindacati non ci stanno. Per il ministro del Welfare "va negoziata la revisione degli indici"

ROMA - Il "dopo Caserta" è già iniziato, ma l'esordio non è dei più tranquilli. Se il vertice di governo è servito anche a ribadire che l'intervento sulla previdenza deve andare avanti senza fretta, allargando la discussione agli ammortizzatori sociali e partendo dalla Dini, ieri - appena il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha precisato che la revisione dei coefficienti si farà (come previsto dalla Dini stessa) - la risposta del sindacato è stata chiara e omogenea: "no".

Al tavolo sulla previdenza di prossima apertura (la data ancora non c'è, ma non sarà lontana) il ministro del Lavoro arriva con un progetto preciso in testa: la discussione dovrà considerare l'intero welfare, dalla legge Biagi, ai contratti a termine, agli ammortizzatori sociali. Ma alla fine i coefficienti di trasformazione del montante contributivo (quote cui far riferimento per legare l'importo dell'assegno pensionistico alle prospettive di vita) dovrà essere modificato "attraverso negoziazioni con le parti sociali". Che appunto non ne vogliono sapere.

Il ritocco è previsto proprio dalla legge Dini che assegna il compito al ministero del Lavoro e a quello del Tesoro sulla base di quanto suggerito dal Nucleo di valutazione, dalle Commissioni parlamentari e dalle parti sociali. Ora il nucleo di valutazione aveva già previsto - durante la precedente legislatura - che considerato come la previsione di vita si sia alzata di due anni gli assegni, nella media, dovrebbero ridursi del 6-8 per cento. Un taglio i cui effetti cominceranno a manifestarsi nel 2011, quando andranno in pensione i primi lavoratori legati al sistema misto (retributivo e contributivo).

Ora, precisa il ministro Damiano - sottolineando l'importanza della regia di Palazzo Chigi e della "sintesi fatta da Prodi" - al tavolo sulla previdenza bisogna parlare anche di altro: "Il punto di partenza dovranno essere gli ammortizzatori sociali". Su questo tema, ha detto, "va fatta una vera riforma perché l'Italia è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda la tutela sociale". L'indennità secondo il ministro va riportata al livello Ue (60 per cento della retribuzione) e deve essere accompagnata a tutele previdenziali.

E poi certo, tornando alle pensioni, bisogna rivedere lo scalone (il passaggio nel 2008 da 57 a 60 anni per l'età necessaria per la pensione di anzianità a fronte di 35 anni di contributi) "pur tenendo conto delle risorse disponibili".

Ma il progetto del governo non convince per niente i sindacati che vorrebbero eliminare del tutto lo "scalone" e che non intendono rivedere i coefficienti. "Ritoccarli - ha commentato il leader della Uil Luigi Angeletti - è una malvagità gratuita: si riducono le pensioni ai giovani senza risolvere i problemi di bilancio di adesso".

Stessa linea per il segretario confederale Cgil Morena Piccinini: "Siamo assolutamente contrari all'ipotesi di revisione dei coefficienti interpretata come un automatismo all'interno della Dini. Più volte abbiamo detto che la Dini sta funzionando anche troppo bene". Una posizione che trova d'accordo anche l'Ugl di Renata Polverini che ribadisce: "Un no con forza alla revisione dei coefficienti".

Quanto alla Cisl di Raffaele Bonanni: "La priorità è lo sviluppo Se vogliono parlare di pensioni noi siamo qui, ma il governo ha nel programma l'eliminazione dello scalone: pensiamo che debba realizzarlo con risorse generali e vogliamo che ci dica con chiarezza cosa vuole fare". Ma a preoccupare il leader della Cisl è anche lo stop alle liberalizzazioni: "Per i nostri servizi di interesse pubblico - ha detto Bonanni - paghiamo più di tutti gli altri paesi. Bisogna far sì che le tariffe possano scendere. La liberalizzazione dei farmaci è solo un granello".

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it