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Pescara, 03/04/2026
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03/07/2012
La Repubblica
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"Tagli Ataf, sarà un autunno di scioperi" 270 esuberi, sindacati sul piede di guerra. Gheri: che c'era troppo personale si sapeva. La Cgil: avevamo chiesto la clausola sociale ma non si è voluto inserirla |
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«CI aspettano un autunno e un 2013 da disperazione. Ma sarà guerra», prevede Americo Leoni, il sindacalista Faisa che ha visto cento battaglie. «Una privatizzazione gestita male», accusa il presidente della Provincia Andrea Barducci. «Errori sommati ad errori» incalza il segretario Cgil Mauro Fuso. Ma il sindaco di Scandicci Simone Gheri gela tutti: «Che ci fosse troppo personale si sapeva». La battaglia degli esuberi Ataf comincia così. E potrebbe finire peggio, se Barducci realizzasse ciò che minaccia. Fermare i bus cioè: «O la Regione offre certezze sulla gara del trasporto o dopo le vacanze andremo tutti a piedi». A dieci giorni dall'aggiudicazione provvisoria, la nuova proprietà che fa capo alle Ferrovie scrive nel piano industriale che ci sono 270 dipendenti di troppo. Oltre il 20 per cento, rispetto ai 1.210 della Spa messa all'asta. E subito si apre lo scontro. Destinato a sfociare in un 'autunno caldo', imbottito di scioperi e di contrasti. «Si fa presto a dire 270, dietro ad ogni numero c'è una famiglia che già fatica ad arrivare in fondo al mese: sono 1.500 persone a rischiare», ricorda Leoni. Convinto che gli esuberi possano perfino essere di più: «Basta fare i conti, il servizio Ataf costa ogni anno 108 milioni, tra biglietti e contributi ne arrivano 90. Ne mancano 18 e, visto che un dipendente medio costa 40mila euro, con un taglio di 300 persone si recuperano 12 milioni», dice il sindacalista della Faisa. Rabbia e preoccupazione dunque. Che lasciano freddi il palazzo del governo cittadino. «Si arrangino, non ci hanno ascoltato quando chiedevamo 10 minuti di lavoro in più e ora sono affari loro», è il primo commento che si ascolta a Palazzo Vecchio. E Leoni: «I 10 minuti? Ma davvero si pensava che i 10 minuti sarebbero stati risolutivi? Tradotti in cifre avrebbero significato al massimo un recupero di 1,2 milioni.E gli altri? La verità è che dietro quella richiesta c'erano i tagli, come si vede oggi. E avevamo ragione noi a scioperare». La Faisa insomma vede nero: «A settembre disdetteranno gli accordi aziendali e partiremo con gli scioperi». Sempreché il servizio ci sia, minaccia Barducci. In attesa della gara regionale, è il presidente della Provincia che firma l'«obbligo di servizio», cioè la proroga di un contratto con l'Ataf ormai scaduto: «Ma al governatore Enrico Rossi e al sindaco Renzi dico che non lo farò per sempre, in assenza di una prospettiva certa non firmeremo più obblighi: si era ipotizzata la gara del trasporto pubblico a gennaio 2013, adesso si parla di settembre. E se è così fine dei giochi, fine della fiera, dopo le vacanze andremo tutti a piedi». E ancora: «Non si governa tutto questo da un ufficio della Regione», manda a dire polemico Barducci al governatore. «Se c'è un problema di soldie di rapporti col governo si dica, certo i Comuni le risorse non ce le hanno - spiega il presidente della Provincia - ma non intendiamo star qui a prenderci i ricorsi delle varie aziende di trasporto che, a fronte dell'obbligo di servizio, chiedono continuamente più soldi e di aggiornare i costi pattuiti per un contratto ormai scaduto». Barducci chiede dunque tempi certi e «più collaborazione» di tutti. Gestioni approssimative del resto, aggiunge, si sono già viste nel caso della vendita di Ataf. «Avevamo chiesto la clausola sociale ma non si è voluto inserirla nel capitolato della gara di vendita. E adesso gli esuberi confermano il nostro giudizio negativo sulla privatizzazione», dice il segretario Cgil Fuso. Cosa fare adesso per Ataf? Il sindaco Gheri propone di ricorrere «ai contratti di solidarietà e la cassa integrazione a girare». Ma perché demandare tutto ai privati, se l'azienda non era efficiente? «Forse qualcosa potevamo fare anche noi Comuni soci, che c'era troppo personale era noto. Fu però deciso di rinviare tutto ai privati che sarebbero arrivati e ora ci siamo», sostiene il sindaco di Scandicci. «Se avessero accettato i 10 minuti di lavoro in più sarebbe stato meglio - dice anche lui - adesso è compito del privato, ma il problema occupazionale riguarda tutti».
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