Monti: limiteremo gli sprechi ma non agiremo con l’accetta
ROMA - Ha precisato: «Siamo contrari a tagli lineari fatti con l’accetta». Ha spiegato: è la stessa logica della spending review, operazione di per sè «strutturale», che è l’opposto dei tagli lineari. Ha assicurato: «Non si farà una manovra aggiuntiva», nonostante occorra recuperare una cifra ben più elevata dei 4,2 miliardi originariamente previsti, dato che adesso oltre al problema Iva c’è da risolvere anche quello degli esodati e del terremoto in Emilia. Ha promesso: «Elimineremo gli sprechi, non ridurremo i servizi». Ma Mario Monti non ha convinto. Né gli enti locali, né i sindacati, con Cgil e Uil che si dicono pronti allo sciopero generale. Solo i rappresentanti delle imprese, a partire da Confindustria, hanno parlato di «buon inizio».
Non sono stati due incontri tranquillissimi quelli che il premier, affiancato dai ministri economici, dal sottosegretario Catricalà e dal commissario Enrico Bondi, ha tenuto a Palazzo Chigi prima con i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni, e poi con le parti sociali. Governatori e sindaci sono usciti dalla riunione più irrigiditi di quanto già non lo fossero all’entrata. Il timore corale è che in realtà i servizi, trasporto pubblico locale e sanità in primo luogo, verranno tagliati, eccome. «Si inciderà sulla carne viva dei cittadini» dice allarmato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il presidente dell’Anci, Graziano Delrio e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parlano di quadro «poco trasparente». E c’è già chi mette le mani avanti, come il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ieri nemmeno si è presentato all’incontro: «Sulla sanità non cederò un millimetro». Proprio per approfondire il tema, stamane ci sarà una nuova riunione tra le Regioni e il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Intanto Federfarma dice: «Adesso basta», ottimizzare sì, ma più di tanto il diritto alla salute non si può comprimere. L’Aiop (associazione italiana ospedalità privata) avverte: tagli alle prestazioni metterebbero in crisi il servizio sanitario nazionale. E anche i pediatri sono in allerta: «Non si pensi di risparmiare sulla pelle dei bambini».
Ma il muro vero, Monti se l’è trovato nell’incontro successivo, quello con le parti sociali. Dopo i tagli alla presidenza del Consiglio e al Tesoro, e il via libera arrivato proprio ieri dalla Camera al primo decreto, sta per arrivare la terza fase della spending review e sarà la più dolorosa, perché comprenderà quella che il viceministro Grilli ha definito l’«innegabile necessità» di riorganizzazione profonda della pubblica amministrazione. Ci sarà l’accorpamento delle sedi, tagli di consulenze e anche di personale: 20% dei dirigenti, 10% dei dipendenti. Per i sindacati è troppo. La Cgil parla di Caporetto dello Stato sociale e avverte: siamo pronti allo sciopero generale. Susanna Camusso durante l’incontro è arrivata a sfidare a muso duro il premier, chiedendogli se l’accordo sulla Pubblica amministrazione firmato il 3 maggio scorso con il ministro Patroni Griffi fosse «carta straccia». La risposta di Monti è stata laconica: «Non è all’ordine del giorno». «Governo reticente e criptico» ha poi sibilato all’uscita la leader Cgil. Minaccia lo sciopero generale anche il numero uno Uil, Luigi Angeletti: «Non credo si possa evitare, se ci saranno tagli lineari». Poi su twitter fornisce la sua sintesi della spending review targata Monti-Bondi: «Un buffetto ai costi della politica, una stangata agli impiegati». Più cauto il leader Cisl Raffaele Bonanni, che comunque avverte: «Giudizio sospeso, ma se il governo pensa di fare da solo vedremo anche noi cosa fare». «Non si può far pagare sempre agli stessi» dice Giovanni Centrella leader Ugl.
Plaude invece il fronte delle imprese. «Sostanzialmente condividiamo l’impostazione ma ora dobbiamo valutare nel dettaglio i provvedimenti» dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sperando che dalla spending review si liberino risorse per gli investimenti in settori fondamentali, come l’edilizia. «Bisogna ritrovare una pubblica amministrazione più efficiente che costi meno e che sia capace di pagare i debiti ai fornitori» aggiunge. «Finalmente si tagliano le spese improduttive e gli sprechi» dice Giacomo Basso, presidente Casartigiani. E in una nota Reteimprese sottolinea: «Ci auguriamo che gli interventi servano anche a diminuire il costo della burocrazia sulle aziende che persa per 23 miliardi l’anno».