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Pescara, 03/04/2026
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Data: 04/07/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I tagli di Monti, sindacati in rivolta. Il premier: «Non useremo l’accetta. Dureremo fino al 2013». Cgil, Cisl e Uil pronti allo sciopero generale. Stangata sugli statali, tetto di 7 euro ai buoni pasto, stretta sulle ferie

ROMA I sindacati minacciano il conflitto sociale contro i tagli al lavoro pubblico. Ma, dopo Bruxelles, il governo si sente più forte e in condizione di durare sino alla primavera prossima senza tirare a campare. A costo di sfidare i sindacati che pensano a questo punto a uno sciopero generale per evitare di vedere ridimensionato il settore pubblico con prepensionamenti e blocco di turn over e stipendi. La spending review che Monti e i ministri hanno presentato alle parti sociali, non sarà argomento negoziabile perché il piano diventerà decreto già venerdì in Consiglio dei ministri. Si sceglie la strada seguita sulle pensioni, senza cioè concertazione. Il presidente del Consiglio ha assicurato che non si tratta di una manovra di finanza, nè sarà caratterizzata da tagli con l’accetta. Si tratta pur sempre di un provvedimento di ampio respiro che punta a recuperare 4,2 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva a settembre e rinviarlo al gennaio 2013. Viste le cifre i sindacati si sono però allarmati e minacciano uno sciopero generale. Il governo «è reticente e criptico» ha commentato Camusso (Cgil) dando «un giudizio negativo». Se ci saranno «solo tagli lineari - ha detto Angeletti (Uil) - sarà inevitabile lo sciopero generale». Più cauto Bonanni (Cisl) che «sospende il giudizio sino alle decisioni del governo». A queste critiche si aggiungono quelli di altre categorie, dai farmacisti ai magistrat: ma il governo intende andare avanti. La revisione della spesa sarà divisa in tre parti. La prima riguarderà i tagli a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia; la seconda si concentrerà su statali e sanità: la terza che inizierà tra qualche settimana riguarderà gli enti locali e la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche. La medicina di Monti sarà molto amara per gli statali e farà dimagrire la sanità pubblica. Secondo una bozza circolata ieri sera - che il governo ha però smentito come «priva di fondamento» perché il decreto è in corso di stesura così come ha negato un blocco delle tariffe - l’obiettivo è il taglio del 20% dei dirigenti della pubblica amministrazione, del 10% dei dipendenti e di un altro 20% delle consulenze. Per il lavoro pubblico si profila la conferma del blocco del turn over, già avviato con Brunetta, sino al divieto assoluto di assunzioni nel 2016. Nella sanità la scure abbatterà, ad esempio, qualcosa come trentamila posti letto e ridurrà il Fondo sanitario. «Siamo contrari a tagli lineari fatti con l’accetta» ha detto Monti ai sindacati, senza convincerli. L’intenzione dell’esecutivo è quella di «eliminare gli sprechi e non ridurre i servizi» evitando dunque i tagli indiscriminati «guardando alle più alte priorità». Ma alle Regioni, ad esempio, verranno tolti in due anni 1700 miliardi. Monti si sente più forte dopo la missione a Bruxelles e ieri ha ricordato in Senato che l’approvazione in tempo utile per quel vertice della riforma del mercato del lavoro «ha aiutato». Tuttavia il viceministroGrilli ammette che ancora «l’Italia è sorvegliata speciale nell’Eurozona». Ai sindacati non è piaciuto né il merito né il metodo seguito. «Al governo «proponiamo che il confronto inizi» ha detto Camusso. Anche «perché è evidente a tutti che un puro taglio lineare del personale della pubblica amministrazione rischia di tradursi in un peggioramento delle condizioni delle persone e dei servizi». Secondo il leader Cgil siamo in presenza di un «metodo sbagliato anche perché c’è un accordo fatto il 3 maggio con il ministro della pubblica amministrazione e allo stato non riusciamo a capire se verrà applicato e tradotto in legge delega oppure no». Hanno dato «un buffetto ai costi della politica e una stangata agli impiegati» ha ribadito Angeletti. Bersani vuole discuterne «nel merito» ma Damiano (Pd) chiede a Monti di mantenere le promesse su lavoro ed esodati. Lupi (Pdl) attacca invece i sindacati contestando la necessità dello sciopero. Da sinistra duri attacchi:. «Macelleria sociale» per Diliberto (Pdci). Monti «sta smantellando lo stato sociale gli fa eco Di Pietro (Idv).

Stangata sugli statali, no al blocco tariffe
Sfoltimento per impiegati, dirigenti e consulenze. Tetto di 7 euro ai buoni pasto, stretta sulle ferie

ROMA Salta il blocco delle tariffe, arriva una stangata sulla Pubblica amministrazione. Con il decretoo legge sulla spending review, l’esecutivo intende rastrellare buona parte dei 4,2 miliardi necessari ad evitare in autunno l’aumento dell’Iva. Rinviato l’accorpamento delle province. Niente blocco tariffe. Fonti autorevoli del governo hanno smentito ieri sera la notizia che sarebbe stata contenuta in una prima bozza del congelamento delle tariffe di luce, acqua, gas e trasporti fino al 31 dicembre del 2013 con l’obiettivo di contenere gli aumenti che gravano su cittadini e imprese. Statali. Sul fronte della Pubblica amministrazione, come già annunciato nei giorni scorsi, la bozza del decreto legge prevede il taglio del 20 per cento dei dirigenti statali, del 10 per cento dei dipendenti e di un altro 20 per cento delle consulenze. Un periodo di mobilità (con l’80 per cento dello stipendio), pre-pensionamenti massicci e blocco del turn over, sono le misure da adottare per tagliare il personale. Oltre a mandare a casa migliaia di dipendenti dello Stato, il dl interviene anche su ferie, assunzioni, buoni pasto, permessi, stipendi e concorsi. Intanto, uffici chiusi e ferie obbligate nella settimana di Ferragosto e in quella tra Natale e Capodanno. Poi, gli statali non potranno monetizzare ferie, riposi e permessi non goduti. Disposizione valida anche se il rapporto di lavoro si interrompe per mobilità, dimissioni e pensionamento. Per ridurre altre spese della Pubblica amministrazione, verranno bloccati gli stipendi e ridotte le assunzioni. Per due anni, dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, lo stipendio dei dipendenti pubblici non potrà superare quello del 2011. Mentre le «facoltà assunzionali» sono ridotte al 20% per tutte le amministrazioni nel triennio 2012-2014, del 50% nel 2015 e del 100% a decorrere dal 2016. Stop anche a i concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale: nella bozza del dl spending review si legge che sono sospese le modalità di reclutamento «non oltre il 31 dicembre 2015». Infine, i buoni pasto non potranno superare l’importo di 7 euro, già dal prossimo primo ottobre. E da gennaio 2013 i permessi sindacali saranno ridotti del 10 per cento. Per quanto riguarda la riduzione dei contratti per prodotti e servizi della pubblica amministrazione si è deciso che saranno effettuati in percentuale variabile. Presidenza del Consiglio. La riduzione della spesa pubblica prevede anche un taglio ai costi di funzionamento della Presidenza del consiglio dei ministri che entro il prossimo anno risparmierà complessivamente 15 milioni di euro. «La presidenza del Consiglio procede ad operare interventi di riduzione delle spese di funzionamento sul proprio bilancio autonomo - si legge nel testo - tali da comportare un risparmio complessivo di 5 milioni di euro per l’anno 2012 e 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013».

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