L’ordine del giorno del consiglio dei ministri di oggi (alle 17) sarà il provvedimento sulla spending review. Oggi, forse. Perché a sera sembrava che ci fosse un altro slittamento, magari a domani. Al decreto legge da varare il compito di ridurre la spesa pubblica per evitare, a settembre, l’aumento dell’Iva di due punti. Tra indiscrezioni e smentite dell’esecutivo sulla bozza del dl, sembra comunque certo che le stangate più pesanti riguarderanno statali, sanità e istruzione. Resta un piccolo giallo il blocco delle tariffe di acqua, luce, gas e trasporti: ipotesi anticipata dalla stampa e negata dal governo. Che continua a limare il testo mentre i sindacati vanno verso azioni di protesta. Per rastrellare i primi 4,2 miliardi di euro necessari, le misure del provvedimento si concentrano soprattutto su tagli profondi nel pubblico impiego: dove il lavoro del commissario Enrico Bondi si è concentrato su decimazione degli statali, riduzione delle assunzioni, blocco degli stipendi. Stangata anche per la sanità: l’obiettivo è risparmiare 5 miliardi in due anni e mezzo. Tra i punti ipotizzati ci sono il taglio di 18mila posti letto, la chiusura dei piccoli ospedali con meno di 80 posti letto e la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno. Inoltre salirà dal 35 al 50% la quota a carico delle aziende dell’eventuale sforamento del tetto della spesa farmaceutica nazionale. «La spesa farmaceutica è diventata il principale bersaglio delle politiche governative costituendo il 40% dei tagli della spending review» lamenta Federfarma annunciando che i tagli peseranno sui cittadini e che sono a rischio 10mila posti di lavoro. Sostanziosi tagli poi, sono in arrivo per università e istituti di ricerca (-200 milioni di euro, taglio che la commissione Cultura della camera chiede di ritirare), e per le circoscrizioni giudiziarie (oltre 280 uffici giudiziari, tra tribunali, procure e sezioni distaccate sono a rischio di chiusura). Gli avvocati annunciano per oggi il blocco dei tribunali con l’astensione dalle udienze, mentre per gli studenti la spending review è «follia pura» e promettono «una vasta mobilitazione in ogni ateneo». Sul piede di guerra Cgil, Cisl e Uil che considerano lo sciopero generale «inevitabile». Minaccia alla quale il ministro della Pa Filippo Patroni Griffi replica: «Noi riflettiamo sulle misure e cerchiamo di adottare quelle che siano il più possibile condivise ma anche le più efficaci». Secondo il leader di Sel, Nichi Vendola, le politiche di Monti sono «irresponsabili» e minaccia di restituire le deleghe sulla sanità, e per il Pdl il governo deve tagliare gli sprechi «senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». Duro Di Pietro, Ivd, che bolla la spending «un gioco sporco».