L'AQUILA-Nuovi problemi per la sanità abruzzese. I guai arrivano dopo il pareggio di bilancio ormai acquisito e con la fine prossima della gestione commissariale. La spending review si annuncia impietosa pure per gli abruzzesi e per la sanità regionale che, secondo gli ultimi calcoli, avrà circa 180 milioni in meno in tre anni rispetto agli aumenti in progressione previsti dalla ripartizione del fondo sanitario nazionale su cui peraltro non c'è accordo tra il Governo e le Regioni.
Inutile dire che i rischi sono parecchi. Meno soldi significano nuove difficoltà per la sanità abruzzese appena uscita dal guado. Forse dovranno essere ricalcolati i posti letto e riviste al ribasso le prestazioni della sanità privata o le spese in bilancio delle singole Asl, tutti interventi che potrebbero avere riflessi negativi sui livelli di assistenza già inadeguati. Insomma, bisognerà stringere ancora la cinghia. Ma fino a che punto? Sarà possibile poi alla Regione ridurre le tasse degli abruzzesi, come ha detto più volte il presidente Gianni Chiodi?
«Anche se la situazione è molto grave -afferma il governatore- posso dire che esistono ancora le condizioni per arrivare a una diminuzione delle tasse. Ci sono oggi e ci saranno anche domani quando il Governo ci imporrà sacrifici, perché molte delle misure che ci verranno chieste noi le abbiamo già prese».
Secondo Chiodi la Regione Abruzzo la spending review l'ha già fatta. E ricorda i provvedimenti adottati: la trasformazione dei piccoli ospedali, la rimodulazione dei posti letto, i tagli alla spesa farmaceutica, la ricontrattazione con la sanità privata. «Detto questo-aggiunge- sono del parere che la spesa pubblica vada ridotta e chi si oppone non fa altro che sottrarre quote di futuro e di speranze ai nostri giovani. Ritengo tuttavia che andare a incidere sulla sanità sia un errore. Bisognerebbe essere più rigorosi in altri settori che, pure se importanti, non sono così fondamentali e strategici per la qualità della vita di ognuno di noi. Penso che le altre Regioni debbano innanzitutto procedere alla riconversione della spesa sanitaria come ha fatto l'Abruzzo. Certo, ciò che ci si chiede ci metterà in grande difficoltà, ma vedremo di venirne fuori».
Misure più incisive da parte della Regione chiede invece il vice presidente del Consiglio regionale Giovanni D'Amico, una delle «menti pensanti» del Pd ed ex assessore regionale. «La situazione è molto delicata -spiega- I tagli annunciati potrebbero riflettersi sui livelli di assistenza. Non vorrei si chiedessero contribuzioni ai cittadini o si tagliassero i servizi. Per me la via da seguire è una ristrutturazione coraggiosa della sanità abruzzese, e questo la Regione non l'ha ancora fatto. Serve un'unica Asl capace di centralizzare tutti i servizi, e dar vita a una forte rete ospedaliera, che sia molto qualificata e in grado di limitare la sanità passiva che porta molti cittadini a rivolgersi ad altre regioni. Infine bisogna aumentare la prevenzione e la medicina sul territorio».