PESCARA Chiusura di tutti gli ospedali con meno di 120 posti letto e abbassamento del rapporto tra posti letto e abitanti dal 4,2 al 3,7 per mille. E' quanto prevede la bozza del decreto legge sulla spending review, che minaccia di produrre serie ripercussioni sul sistema sanitario abruzzese. Dalle prime stime, considerando anche la quota del 2,2% sul fondo sanitario nazionale, la manovra comporterebbe tagli che nella regione oscillerebbero tra i 176 e i 187 milioni di euro in tre anni. Rischiano di chiudere diversi ospedali abruzzesi, oltre a quelli di Gissi, Casoli, Tagliacozzo, Guardiagrele e Pescina, già soppressi dal Piano operativo 2010, ma in attesa del via libera definitivo da parte del Consiglio di Stato. La scure del Governo è prossima ad abbattersi sugli ospedali di Penne, Ortona, Castel di Sangro, Atri e Atessa. Nella migliore delle ipotesi riuscirebbe a salvarsi Popoli, che ha già parzialmente avviato un processo di riconversione. «Per l'Abruzzo sarebbe la fine - è il commento di Mirella Triozzi, segretaria regionale del sindacato medici italiani - la spending review dovrebbe rilevare sprechi e inefficienze, recuperandoli alla funzionalità del sistema, e non limitarsi a criteri meramente contabili». Un aspetto che assume ulteriore rilevanza alla luce delle caratteristiche morfologiche del territorio abruzzese. «La chiusura degli ospedali non rappresenterebbe un problema, se solo venissero offerti dei servizi sostitutivi - aggiunge Triozzi - e invece l'obiettivo del Governo sembra essere quello di rastrellare soldi, spingendo i cittadini a pagarsi tutto, ma di questo passo il 60% degli italiani non potrà più permettersi le cure»